4 volte 20. L’Italia è terra di grandi storie e di grandi personaggi. Ma ce n’è uno in particolare che ha contribuito a trasformare culturalmente il nostro Paese. Un nome e un cognome. Oddio forse no, basterebbe un nome: Raffaella. Il caschetto biondo, diventato un marchio di fabbrica indelebile che l’ha fatta conoscere al mondo. Il suo coraggio, dimostrato nei look e nelle sue performance, l’hanno resa icona non di una, ma di più epoche. La voce e le gambe, le hanno permesso di interpretare canzoni e coreografie eterne. “The Italian pop star who taught Europe the joy of sex”, così l’aveva descritta il Guardian nel 2020. C’è un valore sociale incommensurabile in ciò che ha fatto la Carrà: ha reso la sua arte pretesto per diventare liberi. Di sognare, di godere, di essere ciò che si vuole.
Non lo ha fatto ora, nel 2023, ma oltre 60 anni fa. Fenomenale? Yes sir. Pioniera? Sicuramente. A Canzonissima 74 cantava «ho deciso che facevo da me», in quel pezzo clamoroso che è “Rumore”, in quella del ’71 mostrava tutta la sensualità rappresentata dal “Tuca Tuca” sul primo canale, censurata all’inizio ma che poi riuscì a imporre, soprattutto per averla ballata con Alberto Sordi. L’ombelico scoperto come simbolo di emancipazione, le piste da ballo che ancora oggi si accendono e si incendiano quando partono i suoi pezzi. E poi la televisione, le “carrambate”, i 10.944 fagioli in un vaso. Non lo scoprirete da noi il valore di Raffaella Carrà.
Noi possiamo solo ricordarlo, parzialmente, adorarlo e rimpiangerlo. Tanto da chiederci per quale motivo ancora adesso, a due anni dalla sua scomparsa, il Servizio Pubblico non si sia deciso a omaggiare come si deve la sua carriera. Oggi avrebbe compiuto 80 anni, cifra tonda. Quello che ci immaginiamo è che lei sia dietro la cornetta del telefono, pronta a ricevere una chiamata collettiva di tutto il pubblico sparso per il mondo, che l’ha amata e la ama tutt’ora, solo per dirle: “Pronto, Raffaella? Tanti auguri di buon compleanno, ovunque tu sia”.



