A Milano c’è un tesoro sotterraneo: benvenuti all’Albergo Diurno di Porta Venezia

Ambienti lussuosi, bagni pubblici, spazi ricreativi. Gli alberghi diurni sono una delle innovazioni dei primi del ‘900. L’idea è attribuita a Cleopatro Cobianchi che ebbe l’illuminazione dopo un viaggio a Londra, dove queste strutture erano già esistenti. E così partendo da Bologna, nel 1911, questi luoghi sono comparsi in diverse città d’Italia, tra cui Milano. Lì nel 1924 ne venne aperto uno in Piazza Duomo, prima di quello di Porta Venezia, in piazza Oberdan. E proprio quest’ultimo, negli anni è diventato un luogo molto discusso e ricercato.

Anche grazie all’estetica scelta dall’architetto Piero Portaluppi. Gli interni tra il liberty e l’art decò, sono una testimonianza di un tempo che non c’è più e che accoglieva cittadini e viaggiatori, nelle vicine stazioni, per rilassarsi o usufruire dei bagni pubblici. E così le colonne del salone d’entrata lasciano spazio ai diversi “stand” presenti. Tra il barbiere, la manicure, la possibilità di usufruire delle docce o delle vasche, per un bagno caldo, ma anche le terme. Un luogo incantato, più o meno immutato ora, dopo una gestione breve del FAI, che alla fine dello scorso decennio aveva anche permesso a diversi appassionati di rivisitarlo.

Degli alberghi diurni, già dopo la fine della seconda guerra mondiale, non ne abbiamo più sentito parlare. Vuoi per il progresso, vuoi per lo sviluppo dei trasporti o anche semplicemente per il problema igienico dei bagni, che non più così impellente come all’inizio del ‘900. Restano i luoghi, i resti e gli interni raffinati, che ci regalano ancora adesso uno spaccato unico. Al momento, dice la FAI, la struttura è tornata in gestione al Comune di Milano, ma non ci sembrerebbe possibile visitarla. Il Ministero della Cultura l’aveva scelta, solo nel 2021, come sede del nuovo Museo di Arte digitale. Scelta bloccata dal sottosegretario Vittorio Sgarbi. «Non mi sembra che il luogo più adatto per un museo di arte digitale sia l’ex Diurno caratterizzato da memorabili arredi di stile Art Déco», le sue parole riportate dal Corriere. Sulle sue sorti, quindi, al momento ci sarebbe un grosso punto di domanda.

[📸 IPA]

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