Alessandro Michele e Valentino: tra estimatori e detrattori, il pubblico è confuso da un sistema moda in perenne cambiamento?

Dove stiamo andando? Una domanda da un milione di dollari ma che sorge spontanea in questo momento storico del sistema moda. Un sistema che forse così tanto “sistematico” non è a pensarci bene.
E il debutto da Alessandro Michele da Valentino, – svelato con una Resort Collection a sorpresa, ben prima di quello che sarà il debutto ufficiale alla Fashion Week di Parigi il prossimo 29 settembre – è solo l’ultimo anello di una catena di variazioni che non sempre hanno soddisfatto l’opinione pubblica. Michele è uno divisivo, e questo si sa, così come è cosa nota che porti con se un tocco distintivo e profondamente radicato, frutto di conoscenze, esperienze, ispirazioni costanti. Per molti, la reazione alla collezione di ieri è stata per lo più “Alessandro Michele che fa Alessandro Michele solo che da Valentino”. C’è chi ironicamente ha fatto riferimento a un nuovo Gucci, – che proprio con Michele aveva ottenuto numeri altissimi e una riconoscibilità senza precedenti -, chi di Valentino non vede nemmeno mezza traccia in questa collezione.

In realtà, come ha sostenuto un’importante fetta di critici e giornalisti, Alessandro Michele gli archivi del signor Valentino Garavani se li è spulciati ben bene. Scegliendo, alla fine, quel segmento storico che più gli si confà: quello degli anni ’70 della maison, tra iper decorativismo, ispirazioni folk ed esotismo, hippy chic e “Bourgeoisie romaine”, ovvero quell’alta società capitolina che, proprio in quei tempi, sperimentava con guizzi mai banali, tra viaggi in India e contaminazioni di genere. Un mondo estremamente vicino a quello di Michele, che ha scelto, giustamente, di appropriarsi di questa importante testimonianza e farla propria. Un designer con una personalità così spiccata non avrebbe mai potuto semplicemente seguire a ruota il gusto del suo predecessore, ma ha ovviamente portato con sé la sua eredità. Un immaginario a tratti diametralmente opposto alla leggerezza di Pierpaolo Piccioli, direttore creativo di Valentino per tantissimi anni – di cui gli ultimi 8 da solo – e che probabilmente ha destato non poco scalpore tra le clienti habitué del brand.

Ma quindi è il direttore creativo che deve adattarsi al marchio, o meglio, deve adattarsi alla clientela del marchio, o è il marchio che deve adattarsi al direttore creativo? La verità, a patto che ci sia, sta nel mezzo. Rispettare la storia di un brand è importante, così come è importante che un direttore creativo rispetti la propria identità creativa. Il problema, se proprio, sta ai vertici del sistema, dove direttori creativi e clientela non hanno alcuna responsabilità. Se è vero che un cliente abituale può semplicemente smettere di acquistare un determinato brand, è anche vero che oggi più che mai fidelizzare è di estrema importanza. Sarebbe forse il caso dunque che ai piani alti delle grande aziende trovino sempre di più quel briciolo di coerenza che possa permettere al pubblico, più o meno competente, di riuscire ad identificarsi con il proprio marchio, e dall’altra parte che ogni direttore creativo possa sentirsi libero di esprimere al meglio il proprio talento.

Non è un caso che a risentire di più di questo profondo senso di smarrimento siano i brand dei grandi gruppi, proprio perché sono stati quelli più soggetti a repentini e a tratti estenuanti colpi di coda. La community è uno dei pillar fondamentali per la crescita di un marchio, e in questo modo questa viene totalmente a mancare, creando un costante disappunto. D’altro canto, possiamo vedere come marchi indipendenti come Armani e Dolce&Gabbana possano vantare una verticalità costante della propria azienda, con un pubblico attivo, affezionato, pronto ad accogliere ogni tipo di novità e cambiamento consci che, in un modo o nell’altro, ci si potrà sempre riconoscere in quell’immaginario.

Destare scalpore, si ma fino a che punto? Che sia forse giunto il momento di prendere una bussola e comprendere fino in fondo dove si vuole andare?

[📷 IPA]

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