Audemars Piguet trasforma il Royal Oak in una collezione di Alta Gioielleria

A più di cinquant’anni dalla sua nascita, il Royal Oak di Audemars Piguet si conferma un’icona in continua evoluzione e soprattutto capace di ispirare sempre nuovi mondi creativi. Questa volta lo ha fatto con la gioielleria: la Manifattura svizzera ha presentato infatti Royal Oak Joaillerie, una nuova collezione che prende uno degli elementi più distintivi dell’iconico segnatempo, il bracciale integrato, e lo trasforma nel punto di partenza per creazioni di Alta Gioielleria.

La collezione debutta con Risoud Eclipse, Dream of Joux e una serie Frosted Gold, tre interpretazioni differenti accomunate dalla stessa idea: isolare la geometria del Royal Oak e farla vivere indipendentemente dall’orologio. Le celebri maglie diventano così protagoniste di bracciali, collane e orecchini, alternando metalli preziosi, titanio e pietre in una costruzione che conserva la precisione quasi architettonica dell’originale.

D’altronde, il rapporto tra il Royal Oak e il mondo della gioielleria era già presente nel progetto iniziale. Disegnato da Gérald Genta e presentato nel 1972, il modello cambiò le regole dell’Alta Orologeria con una scelta allora tutt’altro che scontata: trasformare l’acciaio in un materiale prezioso. La grande cassa, la lunetta ottagonale fissata da viti esagonali, il movimento automatico extra-piatto e soprattutto il bracciale integrato costruirono una nuova idea di orologio sportivo di lusso.

A rendere prezioso il Royal Oak non era soltanto il materiale, ma il modo in cui veniva lavorato. L’alternanza tra superfici satinate e smussi lucidati a specchio permetteva alla luce di muoversi sulla cassa e sulle maglie quasi come sulle facce di una pietra. Nel 1976 Jacqueline Dimier, prima designer interna di Audemars Piguet, ne reinterpretò le proporzioni nella versione femminile, dimostrando quanto quel design potesse cambiare scala senza perdere la propria identità. Negli anni Novanta sarebbe poi stato Emmanuel Gueit, insieme alla stessa Dimier, ad ampliare ulteriormente il vocabolario del Royal Oak, fino a portarlo anche nel mondo della gioielleria.

Royal Oak Joaillerie riparte proprio da questa storia, ma questa volta elimina completamente la necessità dell’orologio. Il bracciale non accompagna più il segnatempo ma diventa esso stesso il gioiello. «Vera e propria porta di accesso per il passato e il futuro, la collezione Royal Oak Joaillerie incarna lo spirito libero di Audemars Piguet», spiega Ilaria Resta, CEO della Manifattura. «La gioielleria ha sempre rivestito un ruolo importante nella storia dell’azienda». Un territorio che il brand vuole continuare a esplorare parallelamente all’orologeria, utilizzandolo anche per reinterpretare i propri codici estetici.

Dalla Vallée de Joux ai diamanti

Se il Royal Oak fornisce la struttura, è invece la Vallée de Joux, dove Audemars Piguet ha sede dal 1875, a dare alla collezione colori e suggestioni. Laghi ghiacciati, cieli notturni, foreste e paesaggi naturali vengono tradotti attraverso pietre, lavorazioni e accostamenti cromatici. 

In Dream of Joux, questo paesaggio diventa una serie di bracciali unici in oro bianco, giallo e rosa 18 carati, costruiti attraverso combinazioni di diamanti, zaffiri, spessartiti, tormaline, ametiste, tsavoriti e topazi. Blu profondi, verdi, rosa e tonalità più calde attraversano le maglie del Royal Oak, trasformandone la tradizionale rigidità geometrica in qualcosa di decisamente più ornamentale. La linea comprende anche una collana a cravatta e orecchini pendenti coordinati. Qui l’immaginario è quello di un paesaggio invernale: diamanti a goccia scendono a cascata, mentre le maglie in titanio blu anodizzato sono ricoperte da zaffiri blu di differenti dimensioni incastonati a neve.

Più scura è invece Risoud Eclipse, che prende il nome dalla foresta di Risoud e guarda al legame della Vallée de Joux con l’osservazione astronomica. L’immagine evocata è quella della foresta durante un’eclissi, con il cielo oscurato e soltanto un alone di luce a interrompere il buio. La prima collana della linea e il relativo bracciale sono realizzati con maglie e anse in titanio rivestito in PVD nero, sulle quali emergono smeraldi dalla forma sugarloaf, circondati da diamanti taglio brillante. Gli smeraldi sono lavorati in modo da permettere alla luce di attraversarli da più angolazioni, mentre l’alternanza tra superfici satinate e lucidate riprende direttamente una delle firme estetiche del Royal Oak.

La terza anima della collezione è invece affidata al Frosted Gold, declinato in oro bianco, rosa e giallo 18 carati. L’effetto, simile a una superficie ricoperta da una sottilissima polvere di diamanti, deriva da un’antica tecnica fiorentina e venne introdotto nell’universo Audemars Piguet nel 2016 grazie alla collaborazione con la designer di gioielli Carolina Bucci, in occasione del quarantesimo anniversario del Royal Oak da donna. La lavorazione prevede che il metallo venga martellato attraverso uno strumento con punta di diamante, creando minuscole incisioni capaci di catturare continuamente la luce. Nella nuova collezione questo effetto viene applicato alle maglie del Royal Oak e messo in contrasto con anse lucidate a specchio e smussi brillanti. Il risultato conserva la struttura industriale e geometrica dell’orologio originale, ma la porta in un territorio molto più vicino all’Alta Gioielleria.

Prima degli orologi-gioiello c’erano già i gioielli-orologio

La nuova collezione non rappresenta, però, un’incursione improvvisa di Audemars Piguet nella gioielleria. I due mondi si incontrano nella storia della Manifattura praticamente fin dalle sue origini. Già dal XIX secolo Audemars Piguet ha utilizzato tecniche provenienti dall’Alta Gioielleria e dalla lavorazione dei metalli per sperimentare con miniaturizzazione, incastonature e decorazioni, collaborando nel corso della propria storia anche con nomi come Tiffany, Cartier, Oscar Heyman e Bvlgari. Da queste collaborazioni sono nati minuscoli orologi da indossare come ciondoli, spille e anelli, oltre a creazioni decorate con smalti, incisioni e pietre preziose.

Uno degli esempi più curiosi risale al 1929, quando venne venduto il segnatempo soprannominato “Tutti Frutti”, animato dal Calibro 5/7SB, il movimento più piccolo mai prodotto dalla Manifattura, e impreziosito da diamanti, smeraldi, rubini e zaffiri blu e gialli. Con la progressiva affermazione dell’orologio da polso nel corso del Novecento, il rapporto con la gioielleria divenne ancora più stretto. Negli anni Ottanta Audemars Piguet aprì un proprio laboratorio dedicato, internalizzando progressivamente la realizzazione degli orologi incastonati. Un percorso che raggiunse una nuova dimensione nei primi anni Duemila con pezzi di Alta Gioielleria e creazioni su misura, per poi continuare con progetti come la Diamond Trilogy, realizzata tra il 2015 e il 2017, e la Sapphire Orbe del 2019.

[📸 Courtesy of Audemars Piguet]

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