Balenciaga: La Couture FW24-25 tra riflessioni meditative e assemblaggi per una moda sostenibile

Che Demna Gvasalia sappia sempre scuotere gli animi di chi assiste alle sue sfilate è un dato di fatto. Provocatore impenitente o abile scrutatore dell’animo umano? Quel che è certo è che al di la di una prima “apparente” visione, le sue collezioni per Balenciaga nascondono sempre un messaggio sociale, qualcosa da comprendere con attenzione e che non si limita alle sue muse dark e reiette, ma a qualcosa di più profondo.

Non ha fatto eccezione questa nuova collezione Haute Couture, che ha sfilato oggi, 26 giugno 2024, a Parigi. Sebbene per molti assistere ad una sfilata del Balenciaga di Demna sia di quanto più lontano dal concetto di “couture” classica, per come è nota ai più, possa essere, basta smantellare dalla propria testa quanto di dogmatico è stato appreso nel passato, e provare ad immergersi in una nuova connotazione che in realtà è molto più vicina a noi di quel che si pensa.

Gli ospiti sono tutti accolti in una location candida, dove a farla da padrone sono le sedute dorate, già ampiamente condivise sui social del brand nei giorni scorsi. Le celebrities invitate sono numerose, e molte di esse sono ormai delle affezionate ambassador: Nicole Kidman e Isabelle Huppert solo per citare quelle più longeve, ma anche Naomi Watts, la cantante Charli XCX, Katy Perry che sembra essere nel pieno di una rinascita artistica (e stilistica), Anna Dello Russo e la modella Ashely Graham. Sebbene l’estetica di Demna sin dagli esordi sembra rivolgersi più al “basso” che all’alto, con la sua folta schiera di clubber oscuri e outsider creativi, non è un caso che vanti tra le sue testimonial più importanti due attrici straordinarie; Nicole Kidman è probabilmente una delle ultime dive rimaste ad Hollywood, mentre la Huppert è praticamente considerata un monumento in Francia. Un’attrice con una lunga carriera, un’infinità di premi alle spalle, ma soprattutto “intellettuale”, molto più che una semplice performer della settima arte.

Lo show si apre con una voce in sottofondo: stiamo iniziando una seduta di meditazione. È questa la “soundtrack” che accompagnerà lo spettatore durante tutta la durata dello show, mentre i modelli entrano in scena, uno dopo l’altro, lentamente. Un invito a respirare, a fermarsi, alla lentezza. La prima cosa che salta all’occhio sono i grandi copricapi indossati nei primi look in passerella: dimensioni importanti, sembrano dei lumi recuperati, e sono ricoperti di tessuti differenti, coprendo quasi completamente gli occhi dei modelli. Layering si conferma la parola d’ordine dello stile di Gvasalia: bomber jacket oversize, giacche abbottonate in vita, pantaloni oversize extra long da cui fuoriescono scarpe dalle punte lunghissime. Che il tessuto sia denim, tech o pelle poco importa, l’effetto è sempre quello del sovrapporre. Utility jacket strutturate, polo che definirle oversize sarebbe riduttivo, t-shirt strutturate come se fossero armature, maschere variopinte a forma di ali di farfalla, tutto è stratificato, ma soprattutto occupa spazio, eppure non percepiamo nessuna claustrofobia o angoscia.

Non ci si sente stretti o costretti in questa sfilata, nonostante gli abiti ingombranti, mentre la voce in sottofondo continua imperterrita la propria seduta di meditazione, invitando alla respirazione e al rilassarsi, mentre gli abiti sfilano, ognuno con il proprio numero identificativo, come nei defilè di una volta. Pian piano, a farla da padrone sono i look nati dall’assemblaggio e il recupero di vecchi abiti; un approccio che Demna sta già sperimentando da un pò di tempo, con antichi abiti scovati su eBay, mixati ad altri capi vintage, e infine recuperati per un risultato unico nel suo genere.

Ed ecco che maxi coat asimmetrici sono creati dall’assemblaggio tra una cappa e un cappotto, oppure troviamo un abito formato dall’insieme di tanti scampoli di tessuto che avvolgono il corpo, per una sinfonia tubolare in rosa e rosso. Mariacarla Boscono esce in passerella con un abito ottenuto dall’assemblaggio di diverse bomber jacket in tessuto tecnico. Ma lo stesso tema è riproposto anche con l’utilizzo del denim, dei tessuti tecnici, o delle cinture, utilizzate come unico elemento per un unico abito. Altri punti fissi del brand li ritroviamo nelle silhouette slim dei long dress neri in velluto effetto seconda pelle, o nei guanti stretch indossati su tutto il braccio.

Qual è la riflessione che avrà voluto smuovere Demna questa volta? Un invito a guardarsi dentro (meditando)? Un invito a non sprecare? Un invito alla lentezza? Magari un invito a tutto questo ma, ne siamo certi, siamo pronti ad aspettarci anche qualcos’altro. Ad esempio, cosa significa Haute Couture nel 2024?

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