A circa un mese dalla fine della Milano Fashion Week, il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI), Carlo Capasa, ha riflettuto sulla situazione del fashion system in Italia, aprendosi in un’intervista rilasciata a “MFF”.
Il presidente dell’associazione senza scopo di lucro, che promuove e coordina il settore della moda italiana e la formazione dei giovani stilisti del Paese, ha parlato dell’importanza della creatività e del savoir-faire come strumenti per invertire la tendenza negativa evidenziata dalle stime sul fatturato. Le previsioni per la moda italiana nel 2024 prevedono un calo del 3,5% rispetto al 2023, con il fatturato che da quasi 102 miliardi di euro scenderebbe a circa 98 miliardi di euro. «Credo che il valore più rilevante della fashion week milanese, quello che la rende davvero essenziale per questo settore, sia che qui non si soddisfano solo i bisogni del mercato, ma si creano sogni», ha detto Carlo Capasa, aggiungendo che è giunto il momento di rivendicare l’importanza del Made in Italy per affrontare le nuove sfide della moda italiana.
Il presidente ha specificato: «La crisi è pesante per molte realtà, ma le previsioni la danno passata per la seconda metà del 2025. Ora dobbiamo restare coesi per superare il periodo più difficile». Per questo motivo Carlo Capasa ha raccontato che CNMI ha incontrato il ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per chiedere una rimodulazione dei prestiti e degli ammortizzatori sociali a favore delle medie e piccole imprese, «che costituiscono il cuore del nostro sistema».
La moda italiana è attenta al presente, ma anche al futuro, tanto che, come ha ricordato Carlo Capasa, è stato proprio qui che sono stati istituiti i primi board sulla sostenibilità e i premi su certe tematiche. Ma uno dei successi più recenti, di cui il presidente di CNMI si è detto soddisfatto, è stata l’aggiunta di una giornata al calendario di quest’ultima Fashion Week, mossa che da tempo veniva richiesta e che avvicina la settimana della moda di Milano a quella di Parigi. Un successo che ha permesso ai brand di avere un giorno in più per l’affluenza di buyer, stampa e potenziali partner, oltre a rendere gli appuntamenti meno fitti: «Certo, è stato complesso trovare un accordo con le altre associazioni perché da sempre c’era il problema della vicinanza con i calendari delle altre città e anche con l’inizio delle fiere di settore, come Lineapelle, Mipel e Micam in scena a Fiera Milano Rho, ma alla fine ci siamo riusciti», ha raccontato il presidente di CNMI.
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