«Prince Charles Philip Arthur George è ora Carlo III». Proseguono i passaggi tecnici dell’insediamento del nuovo monarca, con la proclamazione formale davanti al Consiglio di adesione, un gruppo composto da membri della famiglia reale, il primo ministro e altri politici di alto livello e l’arcivescovo di Canterbury. Al St James’s Palace, la residenza ufficiale del sovrano, è stato firmato il proclama da parte del principe William, alla presenza della Regina consorte Camilla, della prima ministra Liz Truss e dell’arcivescovo Justin Welby. Carlo è Re d’Inghilterra, ma di dubbi non ce n’erano più.
«Mia madre ha dato un esempio di amore permanente e di servizio disinteressato». Carlo appare poco dopo, nella seconda parte della cerimonia, esordendo così. Un giuramento in difesa della Chiesa di Scozia, un discorso asciutto in cui ha promesso di continuare nel programma e negli ideali della Regina Elisabetta. Una perdita dolorosa, ma che porta difatti verso il suo nuovo Regno. In platea gli ex primi ministri, da Boris Johnson a Tony Blair, che dopo il dolore che ha occupato le ultime ore lasciano intravedere qualche sorriso. Perché il Regno Unito ha una guida, perché è il segno del prosieguo di una storia infinita che non si piega nemmeno dopo la morte della sua figura più importante. E così che riecheggia nella sala del St James’s Palace un solo (e ancora un po’ strano ora) urlo: «God save the king!».
Sul balcone sopra la corte del convento, l’annuncio: è il 10 settembre 2022, il Garter King of Arms legge attorniato dai trombettieri il proclama che rende pubblico l’insediamento di Re Carlo III, prima di suonare il “nuovo” inno britannico. Un applauso liberatorio viene dalla folla, a cui è stato concesso di assistere al momento storico. Che già prima aveva registrato una prima volta, ossia la trasmissione in diretta della cerimonia. “Hip hip hooray” grida il Reggimento delle Guardie di Sua Maestà. I colpi a salve di cannoni ripetono un rito secolare, che però per noi sembra una novità. Gloria a Carlo, grida il Regno Unito all’unisono, per un momento senza dubbio epocale.
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