Cime Tempestose: Heathcliff e Catherine come non li abbiamo mai visti

Emerald Fennel lo ha reso chiaro: Cime tempestose non è una fedele trasposizione cinematografica, ma un racconto ispirato a uno dei romanzi più famosi di sempre. Gli ingredienti ci sono tutti, o quasi: Heathcliff misterioso e vendicativo, Catherine indomabile e volubile, e quel “per sempre” che più che un lieto fine sembra una condanna. Perché quello tra Heathcliff e Catherine, annoverato come l’amore più tormentato, viscerale e intenso della letteratura, torna oggi in una nuova versione decisamente più patinata, ma forse anche più comprensibile per la nuova generazione. Una generazione che si scandalizza per i “reati” di falsi storici nei costumi, ma che allo stesso tempo se ne innamora quando riconosce una citazione agli archivi di Mugler o ai costumi storici di Via col vento, non appena vengono nominati dalla costumista tra le sue molteplici ispirazioni. Una generazione che ha riscoperto il romanzo di Cime tempestose sfogliando il libro, ma anche andando a cercare i TikTok riassuntivi per mettere a fuoco i complessi legami di parentela tra i personaggi. E non è affatto una critica a questa generazione, né al modo in cui si è scelto di trasporre la storia sullo schermo: è semplicemente un dato di fatto, un riflesso dei tempi in cui viviamo e di come la fruizione culturale sia cambiata.

Quando si tratta di “svecchiare”, è lì che arrivano le divisioni: dal cast considerato inadatto rispetto a come veniva raccontato nel libro, ai costumi che non si incasellano nell’epoca storica in cui è ambientata la vicenda, come se fosse in corso un tradimento. Dobbiamo invece accettare che il mondo va avanti e che dobbiamo smettere di lamentarci dell’assenza di creatività in un’industria come quella del cinema, soprattutto quando i tentativi di svecchiare ciò che è vecchio portano verso nuovi orizzonti, spingono il pubblico a guardare oltre il familiare e non ci lasciano poltrire nel mondo rassicurante che conosciamo. Dobbiamo accettare che questi nuovi orizzonti possano essere il riflesso di una società talvolta piena di contraddizioni: che ama il patinato contemporaneo e allo stesso tempo le storie d’amore d’altri tempi. Contraddizioni che sono tipiche dell’essere umano, che lo voglia o no.

Sono proprio quelle contraddizioni che gridano e stridulano nel nuovo Cime tempestose. Scollegando il film dall’autenticità storica, infatti, la libertà narrativa è subito evidente. Per chi ha visto i film di Emerald Fennel (Una donna promettente e Saltburn), quell’elemento disturbante declinato in un’estetica punk ma pur sempre patinata è sempre presente, e qui torna in modo ancora più evidente visto il contrasto con un’opera storica in cui Emily Brontë ha lasciato molto all’immaginazione, mentre Fennel esplicita tutto senza troppi giri di parole: quella perversione latente, resa in chiave pop, che la fa risultare come un controsenso affascinante, domata e al contempo selvaggia; i protagonisti sono innamorati ma allo stesso tempo egoisti, crudeli ma allo stesso tempo dolci. In questo modo, il film sembra osservare la storia attraverso una lente contemporanea e soprattutto estetica che contribuisce ad accentuare la tensione emotiva dei personaggi, portando alla luce ogni contraddizione e ossessione che li guida anche attraverso paesaggi e abiti, elementi che rispecchiano lo stato d’animo di Heathcliff e Catherine, e che in qualche modo forgiano il loro carattere al pari degli ambienti familiari ostili in cui si ritrovano. 

Scegliere di ispirarsi a un capolavoro della letteratura inglese è certamente un escamotage intelligente per attirare l’attenzione di un pubblico che ha rinnovato la sua passione per i film in costume e le storie d’amore d’altri tempi – guarda caso, proprio in questi giorni, in cima alle serie più viste su Netflix c’è la nuova stagione di Bridgerton -, ma che allo stesso tempo su TikTok parla di amore tossico, di relazioni pericolose e red flag, tutti elementi presenti in Cime Tempestose. Certo, è una scelta furba anche quella di Margot Robbie e Jacob Elordi, due degli attori più belli e noti della loro generazione. E anche questa decisione non è stata esente da polemiche, perché distante dall’immaginario dei personaggi del romanzo, così come i costumi traslucidi e ispirati a epoche diverse. Ma sono scelte che rispecchiano il mondo di oggi e, allo stesso tempo, riescono a fornire uno sguardo diverso su una delle opere più conosciute al mondo: un’opera che, pur rimanendo fedele nei temi e nelle emozioni, viene reinterpretata secondo la sensibilità contemporanea, permettendo a nuovi spettatori di accedere a un classico con occhi diversi, sorprendenti e a volte controversi. 

E anche se stiamo parlando del film, non si può non citare la première: una vera e propria estensione, un film dentro il film. Sul red carpet, Jacob Elordi e Margot Robbie hanno flirtato davanti agli occhi di tutti, statuari e bellissimi, incarnando una golden couple la cui chimica pazzesca ha fatto sognare il pubblico. Non solo per la coppia sullo schermo, ma per la possibilità di immaginare quella stessa complicità nella vita reale. Spoiler: sì, nel film la complicità c’è eccome, palpabile in ogni sguardo e in ogni scena. Ma non si possono trascurare nemmeno gli abiti della première: se quelli del film, rivelati col contagocce prima dell’uscita, hanno fatto discutere, quelli del red carpet di Margot Robbie hanno raccolto consensi praticamente unanimi. Un vero e proprio capolavoro di method dressing, curato dallo stylist Andrew Mukamal, che ha saputo tradurre in chiave contemporanea le atmosfere romantiche e gotiche del film, rendendole spettacolari sul red carpet. Il gotico è da sempre una tendenza affascinante grazie alla buona dose di mistero, sensualità e dramma, e sebbene Cime tempestose non sia stato l’unico a riportarlo alla ribalta, il film di Fennel lo ha reso attuale, integrandolo in un’estetica che mescola opulenza e modernità.

A parte gli abiti della première, comunque, dimenticate lo stile goth canonico: nel film il gotico si percepisce soprattutto nei paesaggi e nelle emozioni dei personaggi, mentre gli abiti sono un tripudio di contrasti tra opulenza e freschezza. Quando Catherine riesce a emanciparsi dalle incertezze e dalle ristrettezze delle sue origini, i suoi abiti, così come l’ambiente in cui si ritrova (ovvero la casa di Edgar Linton), diventano un trionfo di lusso che si traduce in una celebrazione visiva della sua nuova autonomia, della forza dei suoi desideri e della sua determinazione. La costumista Jacqueline Durran ha voluto rendere chiaro che Catherine è indomabile e che i suoi sentimenti, le sue emozioni e il suo amore per Heathcliff non possono essere confinati nei limiti rigidi di un’epoca storica. Questo è il motivo dietro i tanto discussi abiti traslucidi – realizzati con modernissimi tessuti tecnologici – o gli occhiali alla Elton John o ancora le silhouette ispirate ad altre epoche – tra le fonti di riferimento c’è anche l’archivio di Mugler, per esempio – o l’abito da sposa, che è un mix di tempi diversi. Menzione d’onore per gli hairstyle, che tra trecce e nastri sono letteralmente perfetti, e per le croci gotiche gioiello. Ogni scelta estetica è studiata per enfatizzare la natura complessa e contraddittoria della protagonista, rendendola al contempo contemporanea e senza tempo. Sì, Cime tempestose, sia negli abiti che nella trasposizione cinematografica, è un’opera che Emerald Fennel non vuole racchiudere in un’epoca lontana, ma attualizzare il più possibile, sia nell’estetica che nei temi, correndo deliberatamente il rischio di banalizzare passioni, desideri e perversioni.

Tutto questo, nell’arco temporale di poco più della prima metà del libro di Emily Brontë.

[📸 Courtesy of Warner Bros. Pictures]

Condividi l'articolo sui social: