Enrico Ruggeri dice la sua sul caso “Nazionale Cantanti”

Enrico Ruggeri, in veste di presidente e capitano della Nazionale Cantanti, ha raccontato la sua versione dei fatti sulla vicenda che ha visto coinvolti Aurora Leone e Ciro dei “The Jackal” e che ha portato alle dimissioni il presidente Gianluca Pecchini: “Aurora e Ciro sono stati invitati dalla squadra avversaria. Abbiamo deciso comunque di ospitarli nel nostro albergo. Non so quando, ma evidentemente a un certo punto viene detto loro che solo Ciro avrebbe giocato: presumo che, non essendo noi riusciti a trovare nessuna cantante donna disposta a giocare con noi, come invece altre volte era successo, anche i nostri avversari abbiano pensato di schierare una squadra solo maschile…
Per onestà dico che non so quando questa decisione sia stata comunicata ad Aurora, in realtà io non la conoscevo, ma va detto che il problema non era di nostra competenza.
Per fortuna noi avevamo da tempo scelto di dare comunque un segnale chiamando a dirigere la partita una terna arbitrale femminile (ci piaceva che una donna decidesse e noi fossimo costretti ad ubbidire…)
Da 40 anni la nostra abitudine è quella di allestire un tavolo per la squadra, uno per lo staff e altri per gli ospiti, di qualunque sesso siano: ci vediamo solo alle partite, siamo sottoposti a sollecitazioni di ogni tipo e ci sembra bello parlare tra noi per un’ora per cementare la nostra unione.
Quindi escludo nel modo più assoluto che una persona pacata, intelligente ed avveduta come Gianluca Pecchini abbia pronunciato una frase suicida come ‘non puoi sederti perché sei una donna’!

Purtroppo non ero a tavola, mi è stato raccontato di un alterco tra Ciro e un membro dello staff, una deprecabile lite tra due uomini: non so chi avesse ragione, non c’ero, ma mi è stato detto che si è trattato di un momento molto antipatico da ambo le parti, conclusosi con un ‘adesso sono cazzi vostri’…relata refero…
Quando esplode ‘la bomba’ ci spaventiamo, cerchiamo di capire e porre rimedio, parlando tra noi fino a notte fonda.
La mattina scopriamo che Eros, senza dirci nulla, è partito abbandonando la nave: si diffonde il panico.
Inizia una riunione che si protrae per 8 ore, mentre arrivano notizie e pressioni di ogni tipo.
‘Non giochiamo!’; ‘Dissociamoci!’.
Perché, dico io, non abbiamo nessuna colpa, siamo qui per raccogliere fondi!
‘Io ho il singolo in uscita!’; ‘Sono fuori con la prevendita!’; ‘Ho chiesto a tizia un feat e magari adesso mi dice di no!’.

Nel frattempo, mi dicono che devo dire qualcosa al TG4, sono agitato, voglio salvare la partita a tutti i costi, tutti mi stanno addosso…e sbaglio una frase: invece di dire ‘se non vede questo TG qualcuno glie lo dica’ mi esce un infelicissimo ‘se qualcuno la conosce’ che probabilmente suona come un ‘non so chi sia’. Non era quello che volevo dire, ma peggioro ulteriormente la situazione.

Poi uno di noi ha un’idea: ‘se Pecchini si dimette e si prende tutte le colpe noi giochiamo’
Pecchini per salvare l’evento accetta, rovinando la vita a se stesso e alla sua famiglia (qualche giorno dopo sua figlia avrà un attacco di cuore da stress). La stessa persona che lo getta nel precipizio cambia idea e decide comunque di non giocare, seguito da altri…
Provo a usare parole come ‘amicizia’ ‘valori’ ‘lealtà’, ma trovo molti sguardi rivolti al pavimento.
Andiamo allo stadio su un pullman semivuoto, io e una decina di persone vere, li ringrazierò per tutta la vita.
In albergo c’è perfino uno che dice ‘vado in bagno e arrivo subito’, si nasconde nei corridoi e stacca il telefono.

Questo è quello che è successo, nulla di più e nulla di meno e la cosa che più mi rattrista è che per ‘un fatto’ che nella realtà non era neppure ‘un fatto’ sia stata rovinata un’iniziativa bella come quella della partita del cuore che in questi anni aveva reso felici molte persone, me per primo”.

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