Françoise Hardy: muore a 80 anni la “ragazza triste” della musica francese

«Tous les garçons et les filles de mon âge se promènent dans la rue deux par deux…
Oui mais moi, je vais seule par les rues, l’âme en peine
Oui mais moi, je vais seule, car personne ne m’aime…»

Parigi, 1962. Sono gli anni appena precedenti al cosiddetto “Maggio Francese”, alle rivoluzioni sessantottine, gli anni dove i giovani scelgono, forse per la prima volta nella storia, di svincolarsi delle tradizioni imposte dai propri genitori cominciando ad imporre le proprie regole. Musica, moda, idee politiche, cinema.
Sono gli anni del cinema della Nouvelle Vague, dei Beatles, dei Rolling Stone e delle minigonne, e le nuove generazioni hanno bisogno di nuovi riferimenti capaci di tradurre i loro dissidi, i loro tormenti, qualcuno in cui riconoscersi. Ed è sulle note citate in apertura che si impone al pubblico Françoise Hardy.

Questa giovane ragazza buca lo schermo cantando malinconicamente sullo sfondo di una Parigi in bianco e nero. Sguardo profondo, frangia insolentemente spettinata, allure da modella, Françoise Hardy è la perfetta rappresentazione del suo tempo, e forse una delle prime cantanti a dar voce a cosa vuol dire avere 18 anni in una società in subbuglio. Parla della paura della solitudine, dell’amore, quello non corrisposto, dell’incapacità di dire addio ad una relazione disfunzionale, e lo fa con un esprit tipicamente parigino: smarrita ma placida, rilassata ma tormentata, silenziosa ma incandescente. In brevissimo tempo la canzone “Tous les garçons et les filles” diventa il manifesto del disagio adolescenziale, vendendo circa due milioni di copie in tutto il mondo.

È solo l’inizio di una carriera di successi e la bella cantautrice viene rapidamente inclusa in tutta quella ondata di nuove artiste “yéyé”, ovvero lo stile musicale che si afferma principalmente nell’Europa del tempo come antesignano della musica pop contemporanea. Ma a Françoise Hardy dopo un po’ quell’etichetta le sta stretta: la sua è una personalità ben più introspettiva e spigolosa rispetto ai toni spensierati delle altre cantanti del genere, e non vuole sentirsi sempre e solo costretta a cantare di cose felici. Nel 1963 partecipa all’Eurofestival (quello che oggi è l’Eurovision Song Contest) con “L’amour s’en va”, arriva quinta e a novembre di quell’anno canta per la prima volta all’Olympia di Parigi.

Attrice in alcuni film girati da importanti registi come Roger Vadim e Lelouch, collabora con figure di spicco come Serge Gainsbourg, ma anche personalità italiane come Edoardo Vianello, con cui si esibisce in duetto al Festival di Sanremo del 1966, e Adriano Celentano, facendo una cover de “Il ragazzo della Via Gluck”.

Con la sua bellezza androgina e i lunghi capelli castani, la Hardy è considerata insieme a Jane Birkin una delle icone dello stile francese; il suo è un guardaroba effortless chic, caratterizzato da completi maschili, giacche da biker, ma anche da influenze boho tipiche del periodo o da pezzi iconici come gli abiti di Paco Rabanne. Seducente, ma con naturalezza, ha molti corteggiatori del calibro di Bob Dylan, Mick Jagger e David Bowie. Alla fine sposa il cantante Jacques Dutronc da cui ha il figlio Thomas.

Abbandonato via via il palcoscenico per dedicarsi alla scrittura, alla psicologia e all’astrologia, nessuna come Françoise Hardy riuscirà forse ad esprimere meglio il concetto di “ragazza triste”, un immaginario che ad oggi è sempre più attuale e ritornato in auge anche sui social media. Tutte le giovani ragazze tristi del mondo hanno cominciato così, ascoltando “Tous les garçons et les filles” nella loro cameretta, tra una lacrima e una sigaretta.

[📷 Penta Springs Limited, Alamy / IPA]

Tags: Françoise Hardy