Giorgia Meloni e la nuova vita da premier: “È un po’ come essere dentro un grande frullatore”

Che la vita di Giorgia Meloni sia cambiata, dopo quel 25 settembre 2022 giorno delle elezioni, è fuori discussione. La prima premier donna della storia della Repubblica Italiana sta governando con la sua larga coalizione, cercando di trovare i metodi per risolvere i problemi degli italiani. Un lavoro difficile, che le prende tempo, anche dagli affetti. E di questo ha parlato nell’intervista a Donna Moderna, uscita ieri, a firma Maria Elena Viola, raccontando il suo rapporto tra il ruolo, che da quasi 100 giorni ricopre, alla guida del Paese e la sua famiglia, tra il compagno Andrea Giambruno e la figlia Ginevra.

«La mia vita è diventata più frenetica, ma non meno entusiasmante – racconta la premier -. Servire la Nazione come Presidente del Consiglio è un privilegio che va onorato ogni giorno con tanto lavoro, dedizione e senso di responsabilità. Certo, lei può immaginarlo, questo ha reso ancor più complicato riuscire a conciliare famiglia e lavoro, ma cerco di mettercela tutta per ritagliarmi più tempo possibile per stare con Ginevra. A volte riesco di più, altre meno, ma ho la fortuna, che tantissimi altri genitori in Italia non hanno, di poter contare su diverse persone che mi danno una mano». Tra questi c’è sicuramente il compagno Andrea Giambruno, giornalista Mediaset, che già pochi giorni fa aveva raccontato i sacrifici che anch’egli stava facendo tra lavoro e famiglia: «Andrea è un padre straordinario, estremamente presente e attento, e sa arrivare dove io non riesco. Poi ci sono mia sorella Arianna, i nonni di Ginevra, la mia assistente Patrizia che risolve mille problemi, la tata di Ginevra, Betty, che ormai è parte della famiglia: sono insostituibili, e insieme a me fanno i salti mortali per stare dietro a tutto».

«È un po’ come essere dentro un grande frullatore». Così Meloni descrive una giornata tipo a Palazzo Chigi. Ma anche una giornata frenetica, piena di impegni e di problemi, si può risolvere grazie alla normalità di casa e all’affetto dei suoi cari: «Faccio il possibile per accompagnare mia figlia a scuola, quando riesco, e per tornare a casa alla sera per metterla a dormire, come ho cercato di fare sempre. Leggerle i libri, giocare e parlare prima che si addormenti è la nostra tradizione. Per questo cerco di limitare al massimo le notti fuori casa, facendo di tutto per tornare anche quando sono all’estero. Certo, a volte è impossibile, ma cerco di non perdere tempo, di comprimere al massimo l’agenda. Preferisco saltare il pranzo che tornare troppo tardi la sera. Non solo perché è importante per Ginevra, e per Andrea, ma perché lo è per me. Ci sono giornate che sembrano tragiche, poi torni a casa, stai un po’ con Andrea, con Ginevra e il suo entusiasmo, sai che stanno bene, e ti rendi conto che tutto il resto si supera».

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