Giorgio Armani: il rapporto indissolubile con il cinema sancito da pellicole iconiche

«La vita è un film e i miei capi di abbigliamento sono i costumi». Giorgio Armani ha sempre avuto con il cinema un rapporto speciale. Una passione nata dai tempi in cui era un bambino, quando, come lo stesso stilista ha ricordato in più di un’intervista «andavamo al cinema la domenica – era un momento di gioia, fantasia e totale evasione. Il primo film che ricordo di aver visto è La corona di ferro di Alessandro Blasetti del 1941. Appartengo alla generazione per la quale il cinema era l’unica forma di intrattenimento, assoluta e sorprendente. Per noi ragazzini cresciuti in un’Italia infinitamente più povera di quella di oggi, rappresentava una meravigliosa fuga dalla realtà, la possibilità della fantasia concretizzata. Era un tipo di evasione diverso dalla letteratura, così come dal teatro, che pure tanto mi affascinava».

Una passione tramutata in un impegno e una collaborazione di lunga data, sancita non solo dalle innumerevoli star hollywoodiane che hanno indossato Armani nelle occasioni più importanti, ma anche dalle tantissime pellicole di culto che si sono avvalse degli abiti di Re Giorgio come costumi di scena. Tutto iniziò nel 1980 quando il regista Paul Schrader chiamò Giorgio Armani per vestire “un attore semisconosciuto” di nome Richard Gere in un thriller sensuale intitolato “American gigolò”. I frame in cui Richard Gere, alias Julian Kay, sceglie cosa indossare in un ordinatissimo armadio pieno di creazioni armaniane, posandole sul letto per costruire le combinazioni giuste tra giacche, camicie e cravatte, contribuirono a creare a livello globale il mito Armani in un’epoca di piena affermazione dell’edonismo qual è stata quella degli anni ’80.

Fu l’inizio di una storia che dura ancora oggi, e che ha portato lo stilista italiano a collaborare a stretto contatto con registi del calibro di Martin Scorsese, che su di lui ha girato anche un piccolo film, “Made in Milan”, Brian De Palma, Bernardo Bertolucci, Giuseppe Tornatore e Paolo Sorrentino, solo per citarne alcuni. Chi sarebbe stato Jimmy Malone de “Gli Intoccabili” di Brian De Palma senza il panciotto di tweed e la coppola? Il film ambientato nella Chicago proibizionista degli anni ’30, ha visto la partecipazione di attori del calibro di Sean Connery, nei panni di Jimmy, Kevin Costner in quelli dell’agente federale Eliot Ness, e Robert De Niro in quelli di Al Capone. Tutti con abiti firmati Giorgio Armani.

Attori che lo stilista ha vestito anche in altri film: Kevin Costner ne “La guardia del corpo” con Whitney Houston, Sean Connery in “Rising sun”, Al Pacino in “La sfida”. Ma anche John Malkovich e Andy McDowell in “Attenti al ladro”, Sylvester Stallone in “The specialist”, Liv Tyler e Jeremy Irons in “Io Ballo da sola” di Bernardo Bertolucci. Anthony Hopkins in “Hannibal”, Ben Affleck in “Bounce”, Matt Damon e Jack Nicholson in “The Departed”, Tom Cruise in “Minority report”, “War of the worlds” e “Vanilla sky”, Leonardo DiCaprio in “The aviator” e “The wolf of Wall street”, Brad Pitt in “Bastardi senza gloria”, Christian Bale nel “Batman” di Christopher Nolan.

E che dire della controparte femminile? Armani vanta un’amicizia e un sodalizio speciale con l’attrice Premio Oscar Cate Blanchett, sua musa e donna di riferimento, ma non è la sola; il 3 aprile del 1978 Diane Keaton salì sul palco degli Oscar per ritirare il premio come Miglior Attrice Protagonista per “Io e Annie”, film del 1977 con la regia di Woody Allen, e lo fece indossando una gonna plissettata modello longuette e una camicia bianca, il tutto completato da una giacca nella tonalità grigio-beige, meglio conosciuta come “greige”. Fu ovviamente un successo senza precedenti. Nel 1990 una giovanissima Julia Roberts ricevette il Golden Globe come Miglior Attrice Non Protagonista in “Fiori d’Acciaio”, e presenziò sul red carpet in un completo grigio Armani, emblema del minimalismo cromatico dello stilista. A completare l’ensemble sovradimensionato vi erano poi una cravatta e la lunga chioma riccia. Un look che è passato alla storia.

Il marchio italiano è stato anche la firma che ha vestito Jodie Foster in “Panic room”, “Flight plan”, “Inside man” fino al capolavoro “Elysium”, dove l’attrice sfoggia futuristiche creazioni per il suo ruolo di ministro della difesa di una stazione spaziale. Ha vestito l’iconica Glenn Close in “Airfoce one”, Naomi Watts in “Fair game” e l’avvocatessa di “I am Sam”, a cui Michelle Pfeiffer ha dato il volto.

Ma la lista è davvero lunga: non vi è celeb di Hollywood che non abbia indossato un capo di Giorgio Armani almeno una volta nella vita, comprese star del panorama italiano come Sophia Loren. Armani e il cinema: una storia a doppio filo legata da un comune denominatore, l’eternità.

[📷 Getty Images; IPA]

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