Gucci ritira alcuni prodotti dal mercato, polemiche per il feltro di coniglio

Il feltro è considerato una pelliccia? Questa è la domanda scomoda a cui ha dovuto rispondere Gucci, in relazione alla sua ultima collezione dedicata al Nuovo Anno Lunare. Nonostante la maison fiorentina sia stata una delle prima ad orientarsi, sotto la guida di Alessandro Michele, verso una politica “no fur” nel 2017, Gucci non avrebbe mantenuto la promessa green per la collezione “Year of The Rabbit”, che celebra per l’appunto l’Anno del Coniglio d’Acqua. Gli articoli “incriminati” all’interno della linea sono dei cappelli (cloche e borsalini) realizzati in “100% feltro di coniglio”, prontamente rimossi dal mercato.

La collezione è stata presentata con degli scatti di coniglietti in ambienti idilliaci, che sono subito stati definiti “di cattivo gusto” dagli utenti e dai sostenitori della moda no fur. In particolare, la regista e attivista per i diritti degli animali Rebecca Cappelli e lo scrittore di Jadedigital Marcus Pentzek hanno espresso le loro critiche alla collezione, portando Gucci a ritirare i prodotti in feltro di coniglio. Inizialmente il brand si è difeso, spiegando che il feltro non è classificato come pelliccia, non essendo direttamente attaccato alla pelle dell’animale. Si tratta infatti di un materiale tessile ricavato dalle fibre della lana – o del pelo, come in questo caso – condensate e pressate.

Secondo quanto riportato da BoF, Gucci si è giustificato affermando che il feltro di coniglio è “un co-prodotto derivato dalla filiera alimentare nelle fattorie europee”. In ogni caso, al fine di evitare malintesi e lo scontento degli appassionati di moda e degli animalisti, Gucci ha deciso di ritirare dal mercato i prodotti in feltro di coniglio e di interromperne definitivamente la produzione.

Crediti foto: gucci.com

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