Hermès, in una nuova intervista la direttrice creativa Nadège Vanhee racconta la sua carriera e la sua visione del lusso 

Una nuova intervista della direttrice creativa del prêt-à-porter femminile di Hermès Nadège Vanhee rilasciata a “TheCut”, dipinge il ritratto di una creativa che da ben 10 anni guida una delle maison che più racconta il lusso. Creativa, ma anche attenta osservatrice di quello che accade nel mondo, come ha dimostrato con l’ultima sfilata a New York, quella dedicata alla Fall 2024, dove il rigore parigino incontra l’eccentricità newyorkese, conciliando due caratteristiche apparentemente opposte eppure così vicine. È Nadège Vanhee stessa ad incarnale, con la sua capacità di “watching the mayonnaise coming up”, come dice lei, che le ha permesso di ottenere critiche elogiano lei e le sue creazioni come “quietly avant-garde” e “understatedly non-conformist”.

In un momento storico in cui, come abbondantemente riportato, il lusso sta vivendo un momento di crisi, Hermès non si ferma e sono anche i dati finanziari a dimostrarlo, quelli che alla fine della giornata sono ciò che conta per portare avanti una casa di moda. Nell’ultimo trimestre del 2023, infatti, la Maison ha chiuso l’anno fiscale con un balzo positivo in borsa, ed è proprio questo uno dei motivi per cui Hermès ha deciso di premiare la creatività di Nadège, quella che ha attirato l’“acquirente ultraricco di Hermès che è interessato ad acquistare dal marchio francese qualcosa di più che solo Birkin e sciarpe di seta”, inserendo una sfilata in più in calendario per quest’anno.

Nel corso dell’intervista vengono ricordati gli esordi illustri di una carriera altrettanto illustre. Dopo la laurea presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa nel 2003, Vanhée ha attraversato le porte degli atelier più importanti al mondo. A partire da Delvaux a Bruxelles, per poi andare a Parigi da Martin Margiela, 27 anni fa. Del celebre designer belga dice che è stato lui a plasmarla più di chiunque altro: «Eravamo come una squadra di football e lui era l’allenatore». Poi si è trasferita a Londra, da Céline, quando ancora aveva l’accento sulla E ed era diretto da una delle designer più osannate di sempre, Phoebe Philo. Poi The Row, al fianco delle gemelle Olsen, di cui afferma: «Avevano un’idea molto forte di come volevano costruire il marchio, e io ero semplicemente molto favorevole all’idea di creare un look molto forte, su misura e senza tempo». Icona dopo l’altra, Nadège torna a Parigi dopo essere stata chiamata da Hermès, e da lì il resto è storia. 

Il culto della personalità intorno al direttore creativo, quello che tanto va di moda in questo periodo, non le interessa: «Non voglio che le persone siano influenzate da una certa posizione che puoi avere. Voglio essere libera», dice, ricordando di essere a malapena sui social con un account IG che conta nove follower e zero post. Quando le viene chiesto quale sia la sua borsa Hermès preferita, esita, poi indica una delle meno conosciute, la Plume, mentre tra i suoi ultimi acquisti ci sono un paio di Asics. Il ritratto di una donna che non è interessata alla forma in sé, quanto alla sostanza come strumento per creare la forma.

[📸 IPA]

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