I contrasti di moda tra Europa e Asia

Se dal nostro canto la moda e il lusso sono una realtà consolidata e persistente, in alcuni paesi orientali come la Cina lo sviluppo e la prosperità hanno dovuto interfacciarsi a profondi momenti di crisi. Dopo il termine della Rivoluzione Culturale cinese, nel 1976, l’intero paese dovette infatti far fronte a un decennio di spaccature e distruzione e anche la crescita del sistema moda, ovviamente, ne risentì. Queste profonde divergenze culturali influenzano anche il modo di concepire le tendenze: mentre in Europa siamo abituati a dare fiducia ai marchi di lusso consolidati, in Asia gli appassionati di moda – e anche i brand – stanno affrontando un momento di riscoperta personale, oltre che una corsa alla tendenza più all’avanguardia. E mentre i brand di moda europei contano sull’eredità e sulla storia del marchio, i paesi asiatici si focalizzano molto di più sulla comunicazione digitale e sulle strategie click and buy utilizzate dagli influencer. Ciò si riflette, ovviamente, nella concezione comune di “stile”: se da un lato, in Europa, la femminilità viene da sempre riflessa dalla moda attraverso fit che evidenziano la fisicità – vedi qualsiasi sfilata di Versace – o colori vivaci e sgargianti – come l’ultima passerella di Valentino – in Asia, generalmente, i trend presentano una palette più sobria e dei tagli più “rilassati”, puntando su un immaginario eternamente bambino e naïf, sia per la donna, sia per l’uomo. Da Uniqlo a Sacai, fino agli astri nascenti della moda orientale, la parola chiave per il fashion system asiatico è “avanguardia”, e ciò traspare attraverso innovazioni tecniche, pattern geometrici, layering e abbinamenti inediti. E non mancano certo gli accessori giocosi!

In quest’ottica, lo street style della fashion week di Seoul è da anni sinonimo di novità e futurismo. Per le strade della capitale della Corea del Sud, minimalismo e streetwear si fondono nel nome dell’innovazione, lasciando spazio a riecheggiamenti di moda gothic e punk. E mentre i fit europei, quest’anno più che mai, inneggiano alla fisicità e allo scoprirsi di più, a Seoul vincono le sovrapposizioni di capi, lo stile baggy e le stratificazioni. Linee pulite, nette e minimaliste: Uniqlo è il brand colosso giapponese che da pochi anni ha conquistato anche l’Italia. Con proposte essenziali e no-logo, lo stile del brand si riconosce ovunque per la sua funzionalità e le sue scale cromatiche e poi, la sua inconfondibile semplicità, lo rende accessibile a tutti.

Sacai, fondato nel 1999, fa invece della decostruzione il suo punto di forza (e con due maestri come Junya Watanabe e Rei Kawakubo, non poteva essere altrimenti). Il brand giapponese, maestro della moda d’avanguardia, fonde l’underground con il lusso e propone una nuova estetica fatta di mash-up tra maglieria, elementi basici e outerwear e il risultato è senza dubbio stupefacente.

Materiali vegani e riciclati uniti ad un prezzo accessibile a tutti: JW Pei è un brand di borse e scarpe e sostenibile e raffinato. Con il loro stile crunchy che si abbina a qualsiasi genere di outfit, le borse Gabbi firmate JW Pei sono state paparazzate su celebrities come Emrata e Gigi Hadid e hanno velocemente conquistato il jet set americano.

A cura si Silvia Zardini

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