Issey Miyake: una nuova pubblicazione racconta il mito dal 1960 al 2022

Ci sono i designer e ci sono i miti. Issey Miyake è stato senza dubbio un mito; aldilà del clamore dietro la parola “mito” e tutto ciò che essa può rappresentare in termini di popolarità, la leggenda del designer giapponese scomparso nel 2022 è stata discretamente coltivata nel corso dei decenni, grazie ad un contributo concreto ed rivoluzionario apportato al modo di vestire, un’eredità tangibile che dalla linea Pleats Please alla sostenibilità ne hanno fatto un unicum nella storia della moda. Contemporaneo proprio perché senza tempo, funzionale, pratico, poetico, avanguardista, libero pensatore, sognatore e sperimentatore, una nuova pubblicazione firmata Taschen racconta il punto di vista del designer e la sua produzione creativa dal 1960 fino al 2022, contando sulla supervisione di Midori Kitamura, attuale presidente del Miyake Design Studio.

Ripercorriamo insieme i momenti cruciali e le innovazioni più importanti di un designer icona:

Black Models


Miyake fu tra i primi, in tempi non sospetti, a portare la bellezza delle modelle nere in passerella. La poliedrica cantante Grace Jones è stata una delle muse e modelle del designer, protagonista tra le altre della collezione SS76 Hocho Cut. Nello stesso anno, lo stilista ha organizzato sfilate speciali a Tokyo e Osaka intitolate Issey Miyake e Twelve Black Girls.

Plastic Body


Uno dei pezzi iconici, il bustier in plastica è stato sfoggiato per la prima volta alla fine della sfilata AW80. Realizzato mixando fibre di vetro con resina poliestere, il corpetto è stato creato insieme ai produttori di manichini Nanasai ed è disponibile in diversi colori. “Plastic Body” divenne uno dei pezzi centrali della mostra Bodyworks di Miyake, che fece tournée in tutto il mondo dal 1983 al 1985. Il pezzo mirava a sovvertire le aspettative dell’abbigliamento, non nascondendo il corpo femminile ma esaltandolo con tutte le sue curve. Venne indossato da Grace Jones e dalla bodybuilder Lisa Lyon, che posò con l’iconico corpetto davanti l’obiettivo di Robert Mapplethorpe nel 1982.

Grafismi


Miyake ha avuto uno stretto rapporto con il graphic designer Ikko Tanaka. I due si sono incontrati quando Miyake era ancora uno studente, e hanno coltivato a lungo la loro amicizia fino alla morte di Tanaka nel 2002. Per celebrare il defunto artista, Miyake ha lanciato la collezione speciale Ikko Tanaka Issey Miyake nel 2016, e è ancora l’unica azienda al mondo autorizzata a utilizzare i design di Tanaka.

Microfibra in passerella


Per la collezione AW86 Miyake porta in scena un tessuto senza pieghe e ad alta densità, con cui presenta gonne, pantaloni, abiti, gilet, introducendo di fatto per la prima volta la microfibra in una collezione.

Pleats Please


Senza dubbio uno dei marchi di fabbrica più celebri del brand, dobbiamo tornare alla sfilata SS94 di Parigi, quando Miyake rivela per la prima volta al mondo la collezione Pleats Please. Sin dagli anni ’80 Miyake aveva cominciato a sperimentare costruzioni leggere e pratiche, ma fu solo dopo l’incontro con il fotografo William Forsythe che Miykae realizzo concretamente le prime creazioni “plissettate” e spigolose per la compagnia di Balletto di Francoforte. Furono un grande successo, non soltanto perché permettevano ai ballerini la libertà di movimento, ma soprattutto perché con Pleats Please per la prima volta i codici strutturati della couture entravano nell’uso del vestire quotidiano.

Sostenibilità


Sin dai suoi esordi Miyake fu sempre legato al concetto di sostenibilità, infatti uno dei suoi lavori più riconoscibili rimane la collezione “Starburst” dell’AW98, che prevedeva il recupero di vecchi vestiti, ricoperti con sottili fogli di alluminio pressati a caldo. Con le alte temperature, le membrane metalliche venivano spezzate mentre il tessuto usurato sottostante veniva esposto, esplorando così il concetto di rinnovamento e riutilizzo. Ma anche la collezione A-POC, acronimo di “un pezzo di stoffa”, in cui Miyake ha sfruttato la tecnologia per prendere un singolo pezzo di filo e creare un rotolo di tessuto già cucito, con modelli di abbigliamento finiti; in questo modo chi lo indossa poteva ritagliare i propri indumenti dal tessuto, senza sprechi, e indossarli subito. Per la collezione A-POC presentata a Parigi nel 1999, Miyake ha anche collaborato con Yayoi Kusama, che ha introdotto i suoi iconici pois.

Moda e Sport


Dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica nel 1991, la squadra olimpica lituana fu invitata ai Giochi di Barcellona del 1992 come stato indipendente per la prima volta dal 1928. Sebbene non esistessero legami evidenti tra Miyake e la Lituania, in realtà era il medico della squadra, il dottor Edward Domanskis che era un grande fan dello stilista giapponese, gli scrisse una lettera chiedendogli se avrebbe disegnato la divisa della squadra. Miyake accettò, dicendo all’epoca: “quando penso a come dovrebbero essere i vestiti in futuro, penso che l’abbigliamento sportivo sia il più innovativo e diversificato”.

[📷 Getty Images]

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