Jannik Sinner, numero due al mondo nella classifica ATP, fa sembrare tutto facile, quando in realtà non lo è

«Non avrei mai pensato di trovarmi in questa posizione, è una sensazione bellissima. Se il primo gennaio mi avessero detto che avrei vissuto un tale inizio di stagione, non lo avrei mai creduto». Queste parole le ha pronunciate chi negli ultimi mesi sta scrivendo la storia. Sua, di un Paese e dello sport. Jannik Sinner, ogni giorno che passa, aggiunge un capitolo al libro della sua carriera. Lo ha fatto pochi mesi fa riportando con i suoi compagni la Coppa Davis in Italia, lo ha fatto a fine gennaio conquistando per la prima volta uno slam in Australia, e lo ha fatto domenica battendo Dimitrov e vincendo il torneo di Miami. Trionfo che gli ha permesso di diventare il numero 2 nella classifica ATP, scavalcando Alcaraz, che lo ha battuto pochi giorni fa in semifinale a Indian Wells, e mettendo nel mirino nientemeno che Novak Djokovic.

Ma mentre i contratti di sponsorizzazione si gonfiano, i premi conquistati nella sua breve carriera pure – ha già “raccolto” ben 21 milioni di dollari per le sue prestazioni, di cui 1 milione e 250 mila dollari solo a Miami -, l’attenzione mondiale e del Paese aumenta, lui mantiene la barra dritta. Non si fa distrarre, nella sua mente c’è l’allenamento e l’obbiettivo: quello di diventare numero uno al mondo. Si avvicinano i tornei più ostici, almeno sulla carta, quelli in cui non è considerato il più forte, ma come i grandi fanno, Sinner sta lavorando giorno dopo giorno per crescere e diventare migliore anche lì. È la mentalità dei fenomeni in erba, quelli che con il lavoro arriveranno in cima. D’altronde è quello che è successo in questi anni, considerando che sulla carta d’identità, Jannik alla voce età vede scritto 22. E allora le parole si sprecano. Bertolucci, Pietrangeli e Panatta, icone e fenomeni del tennis italiano in passato, non possono che elogiarlo. Quest’ultimo lo definisce addirittura “alieno”. Serena Williams, una leggenda di questo sport, si è complimentata personalmente lusingandolo: «Vorrei aver avuto il tuo dritto».

Ma lui rimane lì, arrossando, cercando di scansare l’imbarazzo di così tanti complimenti perché non gli appartiene. Il suo focus è sul lavoro, non sulla celebrazione o autocelebrazione. Festeggiamenti? «Preferisco una cena tranquilla», ha detto dopo il traguardo del secondo posto nella classifica ATP. Eppure è lì, in testa al mondo, quanto sarebbe facile “sbrodolarsi” nel successo? Non per il ragazzo di San Candido. Che a 22 anni fa sembrare tutto facile, quando in realtà non lo è. Diventando un simbolo dell’Italia del talento, del lavoro e della determinazione. Anche quando il mondo ti chiama e ti ama, e potrebbe distrarti.

[📸 SIPA / IPA]

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