Jovanotti: «Il Jova Beach non è un progetto green-wash. Gli econazisti parlino pure»

Con un video pubblicato su Instagram, Jovanotti ha deciso di rispondere alle numerose polemiche che sono state sollevate in merito al suo “Jova Beach Party”. Il cantautore, direttamente dal Lido di Fermo, ha respinto non solo le accuse riguardo il forte impatto che i suoi concerti avrebbero sull’ecosistema ma anche quelle secondo cui avrebbe ingaggiato lavoratori in nero.

«Ieri sera è uscita una notizia, sono uscite delle agenzie, che riportavano c’era stata un’ispezione nel cantiere di Jova Beach Party mentre montavamo ed erano stati trovati dei lavoratori non in regola. Questa è una cosa molto seria per quanto mi riguarda, è lavoro non è la fuffa, una notizia che quando ho letto mi ha preoccupato ma non allarmato perchè io lavoro con “Trident” [la società che si occupa del tour, ndr] e in particolare con Maurizio Salvadori dal 1988 e dal 1988 abbiamo fatto tournée di tutti i tipi e non c’è mai stata una contestazione sul piano della legge sul lavoro […] Sapendo che siamo nell’occhio del ciclone e che il Jova Beach Party mette in moto un livore locale e “micro vendette” in qualche modo politiche nella zona, ho pensato di essere nell’ennesimo caso» Poco dopo è ntervenuto lo stesso Salvadori il quale ha sottolineato che «non esiste lavoro nero al Jova Beach Party».

Jovanotti inoltre non si è tirato indietro dal dire la sua in merito a chi accusa lui e il suo grande evento di “green wash” (“ecologismo di facciata”) e dunque di non rispettare minimamente le norme ambientali.

«Jova Beach Party non mette in pericolo nessun ecosistema. Non devastiamo niente, ripuliamo le spiagge e le portiamo a un livello migliore. Non è un progetto green-wash che è una parola che mi fa ca*are così come mi fa schifo chi la pronuncia perché è una parola finta: è un hashtag e gli hashtag sapete dove dovete metterveli. Il Jova Beach Party è un lavoro fatto bene, che tiene conto dell’ambiente, se pensate non sia fatto bene venite a verificare, non sparate fuffa […]. Voi, econazisti che non siete altro, continuate ad attrarre a voi l’attenzione utilizzando la nostra forza… ma sono fatti vostri».

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