Kevin Spacey ha testimoniato ieri, lunedì 17 ottobre, in tribunale difendendosi dalle accuse di molestia da parte dell’attore Anthony Rapp che lo ha citato in giudizio per aver cercato di portarlo a letto contro la sua volontà quando aveva 14 anni, nel 1986 e ha chiesto un risarcimento di 40 milioni di dollari. Nella sua testimonianza Rapp ha definito il suo collega un bugiardo per non aver mai dichiarato pubblicamente la sua omosessualità, un “segreto” che Spacey ha svelato solo nel 2017 ai tempi delle accuse. Il ritardo a dirlo pubblicamente, sarebbe stato dovuto a suo padre.
«Le accuse non sono vere. Provengo da una dinamica familiare molto complicata», ha dichiarato Kevin Spacey riferendosi all’educazione familiare impartitegli dal padre, Thomas Fowler, che lo hanno portato a ribellarsi a qualsiasi forma di “bigottismo e l’intolleranza”.
«Mio padre era un suprematista bianco e neonazista. Significava che io e i miei fratelli eravamo costretti ad ascoltare ore e ore di mio padre che ci insegnava le sue convinzioni». In merito alla sua omosessualità Spacey ha aggiunto: «Non ne abbiamo mai parlato. Non ho mai parlato pubblicamente di queste cose», ha detto spiegando che quando ha iniziato a fare teatro «mi urlava contro all’idea che potessi essere gay».
In merito alla testimonianza di Rap ha poi aggiunto: «Chiamare qualcuno un bugiardo è dire che qualcuno vive nella menzogna. Non era questo il mio caso. Non vivevo una menzogna. Però ero riluttante di parlare della mia vita privata».