La Cameretta, l’archivio di Milano dove la moda torna a essere interessante

A Milano esiste un archivio che sembra una cameretta, ma dentro conserva decenni di moda: Margiela, Helmut Lang, Armani, militare, designer dimenticati e capi difficili da trovare altrove. Si chiama La Cameretta ed è il progetto di Filippo, giovane archivista e collezionista che ha trasformato una passione nata nella propria camera da letto in uno spazio di ricerca per brand, designer e stylist.

Viale Monza 87, a pochi passi dalla fermata Rovereto: entrando dentro La Cameretta, ci si trova davanti a qualcosa che sta a metà tra un archivio di moda, una stanza privata e un laboratorio di ricerca. Il dettaglio che dà il nome al progetto è letteralmente lì, un letto, che non è un elemento scenografico aggiunto per costruire un’immagine, ma il punto di partenza dell’intero concept. «Quando abitavo a Berlino tutti questi vestiti la maggior parte li tenevo proprio nella mia camera da letto. – racconta Filippo – Quando i miei amici volevano venire da me a vedere i vestiti e un po’ a giocare, a fare outfit, venivano a casa mia, stavamo in camera ed era tutto un prendere i vestiti dalle relle e buttarli sul letto».

Da questa immagine nasce La Cameretta: un archivio che volutamente rifiuta l’estetica asettica del classico showroom e prova a restituire alla ricerca sui vestiti qualcosa di più spontaneo. «Mi piace molto avere una specie di estetica quasi un pochino infantile, ma infantile curata, molto giovane».

È una scelta estetica, ma anche un modo preciso di intendere l’esperienza dell’archivio. Filippo non voleva creare semplicemente una stanza piena di vestiti ma voleva ricreare la sensazione di entrare nella camera di qualcuno con un guardaroba talmente interessante da poterci passare ore a rovistare. «La maggior parte delle persone tiene i propri vestiti in camera da letto. Quindi volevo che fosse un’esperienza per le persone che vengono da me: l’idea di ritrovarsi quasi in un ambiente familiare».

La storia di La Cameretta comincia molto prima di Milano. Filippo studia moda allo Iuav di Venezia e si laurea nel 2020, proprio durante la prima fase della pandemia. Poco dopo arriva l’esperienza che gli permetterà di trasformare la sua passione in un lavoro: inizia a lavorare per un archivio che all’epoca si trova ad Atene e che successivamente si trasferisce a Berlino. Filippo lo segue e rimane nella capitale tedesca per diversi anni. Nel frattempo, quella che era iniziata come una semplice passione personale prende una direzione diversa. «All’inizio cercavo vestiti per me, poi è “degenerato” in un comprare qualsiasi cosa potessi permettermi, su cui riuscivo a mettere le mani che mi piacesse, anche se non era della mia taglia».

È così che nasce, in modo del tutto naturale, una collezione privata di vestiti che magari non verranno mai indossati ma che meritano di essere conservati. Oggi quella collezione è diventata La Cameretta. L’archivio è stato aperto ufficialmente nel maggio scorso ed è ospitato nello stesso spazio milanese in cui lavora anche Laboratorio Reciclopelle, brand fondato anni fa insieme ad alcuni amici. 

Il suo pubblico principale sono brand, designer e stylist che utilizzano l’archivio come strumento di ricerca: per sviluppare una collezione, costruire un’immagine, realizzare uno shooting, un editoriale o vestire un artista. «Io non vendo i miei capi,  li noleggio, perché lavoro principalmente con brand e designer che fanno ricerca per loro o per sviluppare le nuove collezioni». È una differenza sostanziale rispetto al mercato vintage tradizionale, perché in un luogo come questo il valore di un capo non dipende necessariamente dalla sua desiderabilità commerciale, ma dalla sua capacità di generare un’idea.

Circa il 90% dell’archivio è dedicato al menswear, con una selezione che attraversa gli anni Settanta, gli Ottanta, i Novanta e arriva ai primi Duemila. «Tutti gli altri archivi, i miei competitor, fanno principalmente donna e poi hanno una piccolissima parte di uomo. Se vieni da me è esattamente il contrario». La selezione femminile esiste e sta crescendo, anche grazie alla collaborazione con la sua ragazza, ma il focus rimane l’uomo. Una scelta precisa che, secondo Filippo, sta già dando i suoi frutti.

La parte più affascinante di La Cameretta però non è soltanto ciò che contiene ma il processo di ricerca e di selezione minuzioso: Filippo passa gran parte del suo tempo a cercare moda dimenticata. Non necessariamente i nomi più celebri o i pezzi già consacrati dal mercato, ma tutto ciò che può risultare interessante per un designer contemporaneo. La sua ricerca parte spesso dagli archivi editoriali come vecchi magazine, fotografie, campagne, editoriali degli anni Ottanta e Novanta. Da lì risale ai brand, alle collezioni, ai designer e infine ai singoli capi. «Io vado a cercare cose che non sono minimamente di tendenza in nessun posto adesso».

È quasi un processo archeologico. Si può partire da un editoriale del 1985, vedere un look e cercare quella collezione. Oppure accade il contrario: un capo trovato casualmente porta Filippo a scoprire un brand, e da quel brand parte una ricerca più ampia. Nei periodi in cui aveva più tempo libero, Filippo racconta di arrivare a passare cinque o sei ore al giorno a studiare magazine e collezioni vintage. «Per me era proprio un hobby: magari il weekend mi svegliavo la mattina, mentre mi bevevo il caffè, aprivo il computer e mi mettevo a guardare i magazine degli anni ’80».

Oggi, con l’archivio diventato un lavoro vero e proprio, il tempo si è ridotto ma il meccanismo è sempre quello. Tra i riferimenti personali di Filippo ci sono alcuni dei nomi che hanno definito la moda contemporanea: Martin Margiela fino al 2009, quando era ancora alla guida della maison; Helmut Lang fino al 2005; i primi Armani, soprattutto quelli tra la fine degli anni Settanta e la metà degli Ottanta. Ma il punto non è collezionare soltanto i grandi nomi. «Sto cercando anche di scostarmi un pochino da questa cosa di collezionare solo capi di brand». Il motivo è anche una certa saturazione del mercato vintage e la risposta è tornare indietro ma non soltanto nel tempo: tornare indietro rispetto all’hype.

Cercare designer che ancora non sono stati completamente riscoperti, collezioni rimaste fuori dai radar, brand che hanno chiuso decenni fa e che oggi possono sembrare improvvisamente contemporanei e soprattutto che possono essere d’’ispirazione sia per lui sia per i suoi clienti. È il caso, per esempio, dei primi Armani, che Filippo ha iniziato a collezionare prima che diventassero una delle ossessioni del vintage fashion. «Ho avuto la fortuna di iniziare ad appassionarmi a questo un po’ prima, in modo da essere riuscito a comprare capi a prezzi molto più bassi».

E c’è una parola che per Filippo sembra valere più di tutte le altre: «Strano è una parola fondamentale, perché è sinonimo di interessante». La Cameretta conserva il passato ma non ha niente di nostalgico. I vestiti non sono lì per essere venerati come pezzi da museo ma sono lì per essere toccati, studiati e soprattutto reinterpretati. Un serbatoio di possibilità che inizia da una passione: «Sono felice di cercare di fare della mia passione il mio lavoro, e portare fuori da quella che era la mia camera tutti questi vestiti che ho accumulato nel tempo e farci qualcosa».

[📸 Courtesy of La Cameretta © Tommaso Biondo]

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