La legacy di Massimo Decimo Meridio prova a rivivere in Paul Mescal: “Il Gladiatore 2“ è un esperimento riusciuto?

Non c’è, ma c’è. “Il Gladiatore 2” ha visto finalmente la luce, 24 anni dopo il primo capitolo, vent’anni dopo la morte di Massimo Decimo Meridio, nel 200 d.c. Di lui non c’è la frase entrata ormai nell’uso comune, – ovvero «Al mio segnale scatenate l’inferno» -, ma c’è la sua legacy, nella storia con al centro l’Antica Roma e i suoi gladiatori, eroi e schiavi alla ricerca della libertà, al servizio del divertimento di un popolo e dei suoi imperatori. Assurdo? No, d’altronde sempre di un sequel stiamo parlando. Spiriti e flashback a parte, a colmare il “vuoto” di Russell Crowe c’è il suo erede diretto, Annone, anzi no, Lucio Vero, scappato da bambino in esilio in Numidia. Era lui quello di «Lucio è salvo», che pronunciava Massimo ferito a morte dopo la battaglia contro Commodo, nel finale del primo capitolo considerato da molti un capolavoro.

E la domanda che i più si sono posti è: il secondo capitolo eguaglia il primo? Ecco, ci arriviamo. Perché il sequel di Ridley Scott per molti è già (e ancora) da Oscar, ma per altri è il segno dell’inutilità dei sequel. Di sicuro quello che si può dire è che riprende in buona parte la struttura dell’“originale”, con qualche “novità”. Tra cui Paul Mescal, che del “padre” ha il portamento, l’orgoglio, la forza e ha perso i suoi affetti più cari una volta, poi due e poi ancora. Prima orgoglioso e rinnegante nei confronti della madre Lucilla (ancora Connie Nielsen), poi redento in nome del sogno di nonno Marco Aurelio.

O come Pedro Pascal, nel film Acacio, generale che ha combattuto per conquistare la Numidia di Annone/Lucio, togliendogli quanto di più caro aveva, ma che alla fine si ricongiunge umanamente con Lucio. Corsi e ricorsi storici, incontri del destino che portano sempre a Roma, la città eterna, e alla sua cattedrale pagana e divina, il Colosseo. E poi un magistrale Denzel Washington, nella pellicola Macrino, abile politico e ”padrone” di gladiatori, colonna portante del film che probabilmente non sarà meglio del primo, ma somiglia più a un omaggio al lascito di Massimo, tra la vita e la morte, la guerra e la pace, i vincitori e i vinti. E magari un altro Oscar.

[📷Courtesy of Paramount Pictures Italia; PRMovie]

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