«La censura non è mai una soluzione, ma di solito l’inizio di un tunnel» ha scritto Giorgia in una story su Instagram. Tra le artiste italiane più amate, la cantante sarà in gara al prossimo Festival di Sanremo, così come Tony Effe. Ed è proprio a lui che si riferisce il messaggio, arrivato dopo la richiesta al rapper di non presenziare al concerto di Capodanno che si terrà a Roma. I testi di Tony, definiti controversi da alcune associazioni, avrebbero infatti portato il sindaco Gualtieri e l’amministrazione a “chiedere di fare un passo indietro” per evitare di “dividere la città e urtare la sensibilità di tanti”.
Il dibattito sul linguaggio utilizzato da molti rapper nei testi delle canzoni impazza ormai da anni. E così, nel corso del tempo, chi appartiene a questo genere musicale è stato spesso accusato di utilizzare espressioni provocatorie o irrispettose. Una percezione diffusa, che molti nel panorama musicale considerano un luogo comune, simbolo di un “qualunquismo in stile italiano”, come lo definì Luché. Per molti colleghi, infatti, la scelta di non far esibire Tony Effe è una forma di censura. Per questo motivo, sono già moltissimi gli esponenti del panorama musicale italiano che si sono schierati a favore dell’ex membro della Dark Polo Gang: da Lazza a Emma, passando per Giorgia, Noemi, fino ad arrivare a Mahmood e Mara Sattei che, pronti a salire sul palco in occasione dello stesso concerto, hanno scelto a loro volta di non prendere più parte all’evento che, a detta loro, priverebbe un artista «della sua libertà di espressione».
A seguito delle critiche, però, ci si potrebbe chiedere se realmente i brani dei rapper abbiano il potere di influenzare il comportamento degli ascoltatori. Se è vero che chi canta lo fa per essere ascoltato, infatti, è altrettanto vero che l’ascoltatore possiede il libero arbitrio e la capacità di scindere il contenuto di una canzone dalla vita reale, distinguendo ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.
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