La Russia attacca l’Ucraina: svolta di una guerra assolutamente da evitare

«Ho preso la decisione di un’operazione militare». Inizia così il discorso improvviso all’alba moscovita di Vladimir Putin, pronunciato quando in Italia erano le 4:00 del mattino, che dà il via all’invasione delle truppe russe in Ucraina. “Smilitarizzare e denazificare” l’Ucraina: la motivazione dell’attacco, secondo il leader russo, non è, almeno a parole, l’inizio di una guerra, né quello di un’occupazione, ma è una risposta alla richiesta di aiuto dei separatisti del Donbass, nel sudest dell’Ucraina. La realtà è un’escalation totale che ha visto entrare i soldati russi dal confine a Nord, dalla Bielorussia, da quello a Sud, dalla Crimea, con attacchi nei porti strategici di Mariupol e Odessa.

Un’alta tensione che viene da lontano. Non sono segrete le opinioni di Putin sulla disgregazione dell’Unione Sovietica, colpevole della “più grande catastrofe geopolitica” della storia e sul fatto che la Russia detenga un “diritto storico” sull’Ucraina. Una ferita mai rimarginata, alimentata dal sentimento europeo delle generazioni ucraine più giovani che ha spinto il Paese verso l’Occidente. Non voleva e poteva aspettare di più. Specialmente dopo l’arresto dell’amico Medvedchuk, leader del partito d’opposizione filorusso e proprietario di televisioni che trasmettevano propaganda moscovita. Pare che anche questo sia stato l’ennesimo pretesto per iniziare ad ammassare ai confini ucraini decine di migliaia di soldati.

L’epilogo, ora, rischia di provocare danni irreparabili. «Chiunque provi a interferire o a minacciarci, deve sapere che la nostra risposta sarà immediata e porterà a conseguenze mai sperimentate nella storia», ha dichiarato Putin, inasprendo ancor di più i toni e minacciando l’Occidente, che dal fatto suo non fa altro che condannare e aumentare le sanzioni. Le bombe e le sirene antiaeree lasciano presagire scenari catastrofici, di un conflitto che è appena cominciato e che già lascia un senso di rabbia. C’è un urgente bisogno di canali diplomatici, con il fine di dissipare i sentimenti bellici del Cremlino, e per evitare a tutti i costi morti e danni di una guerra assolutamente da evitare.

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