L’inutile e paradossale polemica che si è scatenata su Geolier

Geolier ha vinto, evviva Geolier. La serata delle cover ha lasciato strascichi a causa del risultato e delle sue conseguenze. I social (e il Teatro Ariston) si sono ribellati al primo posto del rapper napoletano, che ha cantato un medley intitolato “Strade”, con la partecipazione di Guè, Luchè e Gigi D’Alessio. Una performance azzeccata, rappresentativa, potente, con un ponte che collega l’hip hop italiano alle radici dell’interprete di “I p’ me tu p’ te”. L’esibizione migliore? Dati alla mano sì. 

C’è una difficoltà palese nell’accettare un risultato e di cercare subito il marcio che lo circonda. Anche quando in realtà magari non c’è, se una cosa non rispecchia il proprio gusto scatta la caccia alle streghe. Il concetto di soggettivo e oggettivo. Per noi è stata la migliore performance della serata? No. Ma è stata una delle migliori che nel complesso ha riscontrato il parere favorevole di televoto, sala stampa e radio. E questo legittima in tutto e per tutto la sua vittoria. Non i fischi e i seggiolini vuoti, né tanto i j’accuse meschini di chi sottintende che abbia “rubato”. O anche chi semplicemente non sopporta che un artista napoletano possa ambire a vincere il Festival.

Geolier non ha rubato proprio niente e non sta rubando proprio niente, anzi. A 23 anni ha portato una canzone molto bella per la prima volta a Sanremo, sta conquistando le radio e gli ascoltatori sulle app di streaming. Potrà piacere o meno, ovvio, ma l’impresa che il ragazzo di Secondigliano sta compiendo è notevole. A giugno affronterà, primo in assoluto, tre stadi Diego Armando Maradona, nel 2023 il suo album “Il Coraggio dei Bambini” è stato il più ascoltato in Italia su Spotify, ha collezionato 5 dischi di platino. Questi sono fatti, il resto è sterile polemica. E scarsa educazione.

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