London fashion Week:La capitale britannica si riconferma il baluardo punk e sperimentale “anti quite-luxury”?

Dici Londra dici ribellione. Dici i Beatles, il Punk e i Sex Pistols, dici Vivienne Westwood, dici magazine come I-D e The Face che hanno rivoluzionato il mondo dell’editoria di moda, dici Kate Moss, dici una monarchia costituzionale che ancora oggi è la più chiacchierata al mondo. Dici anche Brexit ma questo è un altro discorso. Di qualsiasi campo si parli, Londra e la Gran Bretagna rappresentano un unicum, una novità, qualcosa che non è uguale a nessun altro. Sarà per la sua conformazione geografica perché dopotutto parliamo di un’isola oltre che di una potenza mondiale, anche se spesso ce ne dimentichiamo, e si sa che gli isolani sono creature speciali, integrate ma lontane. Questo fa parte del loro fascino.

Il mondo della moda parla chiaro. Il “Quite-Luxury” è la tendenza imperante delle ultime stagioni. Uno stile confortante, rilassato, fatto di capi funzionali e super vendibili, in un mondo post-Covid dove ogni certezza sembra essere crollata c’è bisogno di pilastri solidi. Ma non è che con la smania di star tranquilli il fashion system si è dimenticato di quello che dovrebbe essere il pretesto fondamentale di ogni collezione, ovvero la creatività? Londra in questo senso è sempre stata una fucina di talenti indipendenti, e la sua fashion week sembra dare ugual respiro sia a brand statement come Burberry e l’ormai acclamatissimo JW Anderson, che a quelli che sono definiti i nuovi nomi di punta come Dilara Findikoglu, Simone Rocha, Erdem e Chopova Lowena, ma a anche talenti emergenti, come quelli freschi di diploma della Central Saint Martin, Susan Fang, Kazna Asker, Charlie Constantinou o Dreaming Eli.

Qui le sub-culture sembrano avere ancora una voce con echi altissimi: influenze fetish e bdsm incontrano la tradizione gotica vittoriana, e poi ancora la club-culture si mescola alla sartorialità, con giochi di proporzioni, tessuti, mix and matches interessantissimi. Come ha detto Jonathan Anderson, in questo momento c’è un ritrovato desiderio di autenticità e originalità, di fantasia e apertura proprio per combattere la recente omologazione creativa.

[📸 simonerocha_]

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