Lusso: l’aumento dei prezzi si sta spingendo troppo oltre?

Ora che Chanel è sotto l’occhio del ciclone a causa del recentissimo addio di Virginie Viard alla direzione creativa, in tanti si stanno chiedendo chi sarà il prossimo genio creativo che guiderà la maison simbolo del lusso parigino. Tuttavia, ben prima dell’annuncio della Viard, il brand era già chiacchieratissimo per l’evidente e significativo aumento dei prezzi che l’ha visto coinvolto, insieme ad altri, negli ultimi anni, specie quelli post-Pandemia.

Come riportato da Reuters le principali aziende del lusso, tra cui anche Dior e Louis Vuitton, hanno aumentato i listini in media del 33% dal 2019. Nelle stime di Rbc l’aumento dei prezzi ha rappresentato la metà della crescita organica delle vendite del settore negli ultimi due anni. Chanel, il secondo maggiore marchio di lusso dopo Louis Vuitton, lo scorso anno ha registrato un +16% delle vendite, pari al doppio di 10 anni prima e gli incrementi dei prezzi hanno rappresentato più della metà dell’aumento. Attualmente la classica borsa 2.55 costa più del doppio, oltre 10mila euro. Un aumento che il brand con la doppia C si è visto dover più volte giustificare, facendo riferimento al difficile momento vissuto dall’azienda.

«Penso che l’intero settore abbia spinto fin troppo oltre i prezzi», ha detto a Reuters l’analista di Hsbc, Erwan Rambourg. «Anche i fan di Chanel criticano l’impennata pluriennale dei prezzi delle borse del marchio», sostiene Monika Arora, fondatrice del sito di moda PurseBop.com.

I dirigenti del settore lusso hanno iniziato solo di recente a riconoscere che la crisi ha ridotto significativamente il numero di acquirenti che possono permettersi cinture, borse, scarpe, portafogli e abiti firmati costosi. In aprile il direttore finanziario di Lvmh, Jean-Jacques Guiony, ha detto che il cliente aspirazionale, senza grandi fortune, «deve adattarsi alla nuova normalità, non è qualcosa alla quale ci si adatta in brevissimo tempo». «Quando si verificano aumenti di prezzo, beh, dovrebbe esserci una ragione dietro – ha detto agli analisti in gennaio il presidente e amministratore delegato di Lvmh, Bernard Arnault -. Il prodotto deve giustificarlo».

Al contrario il gruppo Kering sta cercando una strategia di mediazione, che possa permettere anche all’acquirente medio di poter acquistare presso i propri brand. Alcune proposte di Saint Laurent hanno subito un ribasso dei prezzi, come ad esempio la mini bag Loulou o il portafoglio con catena Classic Cassandre. Gucci invece ha aumentato la proposta di prodotti iper costosi nelle proprie collezioni, ma offrendo anche delle proposte “affordable” per clienti meno ricchi, come i calzini da 200 dollari.

Secondo l’analista Erwan Rambourg, quando si parla di marchi così grandi e importanti, bisogna avere la capacità di accontentare diverse fasce di pubblico, dagli acquirenti più giovani ed aspirazionali, a quelli ultra ricchi e conservatori. «Quando vendi più di 10 miliardi di euro di prodotti l’anno, non è una questione di “o l’uno o l’altro”».

Sarà dunque necessaria una revisione più obliqua e variegata per accontentare un bacino più ampio di consumatori, o la moda diventerà sempre di più un appannaggio esclusivo di iper ricchi?

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