Si chiama Snatch Stick il nuovo prodotto di Tarte dedicato al contouring. Uno stick pensato per scolpire il viso che potrebbe sembrare l’ennesima novità beauty in un mercato ormai pieno di prodotti capaci di promettere zigomi più definiti, mascelle più scolpite e lineamenti otticamente ridisegnati. A far parlare del prodotto però non è stata tanto la sua formula quanto la campagna marketing costruita intorno al lancio, che ha inevitabilmente aperto una riflessione più ampia sul rapporto sempre più stretto tra make-up e chirurgia estetica.
Il contouring del resto non è una novità: da anni viene utilizzato per ridefinire i lineamenti, enfatizzando zigomi, mascella, naso, occhi e forma del viso attraverso luci e ombre. Tarte ha deciso di portare questa logica all’estremo, presentando lo Snatch Stick come una sorta di alternativa beauty agli interventi estetici. La campagna utilizza infatti termini come blepharoplasty, brow lift, nose job e lip filler per descrivere i diversi effetti che il prodotto dovrebbe ricreare sul volto. In sostanza, il brand ha preso in prestito il vocabolario della medicina estetica e lo ha applicato al make-up, promettendo un effetto di “instant facelift” senza bisogno di aghi.
Una scelta volutamente provocatoria, che non ha tardato a generare reazioni. Alcuni hanno accusato il brand di trasformare insicurezze legate all’aspetto fisico in uno strumento di marketing, normalizzando l’idea che ogni parte del volto debba essere corretta. Le critiche hanno riguardato anche il pacco PR inviato a diversi influencer americani: la spedizione è arrivata a bordo di un veicolo simile a un’ambulanza, completamente brandizzato, mentre all’interno gli influencer hanno trovato il prodotto accompagnato da immagini dei loro stessi volti segnati da indicazioni che richiamavano diversi interventi di chirurgia estetica.
@mydlvz1 Thank you for this! @tarte cosmetics #tartecosmetics #snatchstick #contourstick #facecontour ♬ original sound – Mariana
Le critiche non sono mancate, da chi ha trovato discutibile l’utilizzo dell’immaginario dell’ambulanza, associato negli Stati Uniti a un sistema sanitario e a servizi che non tutti possono permettersi; a chi ha individuato il problema nel modo in cui la campagna sembra suggerire che ci sia sempre qualcosa da correggere nel nostro viso.
Al di là delle critiche, indignarsi esclusivamente per questa campagna forse rischia di semplificare una questione molto più grande. Quella di Tarte è sicuramente una campagna volutamente sopra le righe e costruita per far parlare, ma non ha inventato il rapporto tra make-up e chirurgia estetica. Lo ha semplicemente reso esplicito, mettendo nello stesso messaggio due mondi che da tempo comunicano tra loro. A inizio anno, solo per fare un esempio, TikTok era pieno di tutorial dedicati ai prompt da dare a ChatGPT per ottenere, partendo da una propria foto, una versione “migliorata” del proprio volto, con annessa lista di interventi estetici per raggiungere quella versione. E in quel caso non c’era nemmeno un prodotto da acquistare ma solo la nostra immagine e la possibilità di modificarla fino a renderla più vicina a un ideale estetico.
@creativelyange Here are the exact prompts I used to get a full glow up guide from ChatGPT, try this out and let me know your results in the comments👀 #GlowUp #chatgpt #makeuptips #techtok #glowuptips ♬ original sound – Angel | Tech + AI
Il beauty, e non è stato di certo Tarte a dare inizio a questo fenomeno, non ci sta più soltanto vendendo prodotti ma ci sta vendendo versioni alternative di noi stessi. Il make-up, i filtri, l’intelligenza artificiale, i trattamenti estetici e la chirurgia appartengono a mondi diversi, ma sui social finiscono sempre più spesso per convivere. La campagna può piacere o meno, ma ha fatto emergere una conversazione che va ben oltre un semplice stick per il contouring.
[📸 tartecosmetics.com]