Max Biaggi torna sul luogo dell’incidente che gli ha cambiato la vita e scende in pista

A cinque anni di distanza da quell’incidente che gli ha fatto rischiare la vita è gliel’ha cambiata radicalmente, Max Biaggi è tornato sul luogo in cui tutto è accaduto in quel giugno del 2017 a Latina, al Sagittario.

«È un po’ che non mi faccio sentire. In questi ultimi giorni ho messo in ordine alcune cose nella mia vita e tutto questo mi ha impegnato molto. Tra le tante cose ho trovato il tempo di andare a Latina al Sagittario, dove 5 anni fa ho avuto quel terribile incidente, che ha cambiato la mia vita.Appena ho varcato il cancello del circuito, in un istante sono stato teletrasportato nel passato. Sono andato verso il box ed ho aperto la serranda! Non ci crederete ragazzi, ma il tempo lì si è fermato. Le moto sui cavalletti, i caschi sul tavolo, vicino ai guanti e la tuta sulla sedia. Proprio la tuta mi ha teletrasportato a quel 9 giugno del 2017» ha scritto su Facebook il pilota motociclistico.

Quello fu il peggior infortunio della sua carriera, che gli costó la frattura di 12 costole e un grave problema polmonare e conseguenti operazioni. 18 lunghi giorni nel reparto di terapia intensiva, che portarono Max a promettere al padre di non salire mai più in moto. Ora ha deciso di sfidare le sue paure, tornando su quella pista e risalendo in sella.

«Dopo aver rimesso un po’ in ordine il box, ho deciso di scendere in pista. Il tracciato era parzialmente bagnato, per questo motivo sono entrato in pista molto cauto. Nei primi giri mi sembrava di non riconoscere il tracciato. Tutto era anomalo: la distanza tra le curve, le traiettorie. Anche l’aria che lambiva il mio viso era strana. In effetti erano 5 anni che non indossavo un casco da cross ed il rumore dell’aria mi ha fatto tornare in mente il suono delle pale dell’elicottero che mi ha salvato. Infatti la bassa andatura dei primi due giri, non mi ha imposto una grande concentrazione, per cui i suoni e le immagini mi hanno teletrasportato a quel giorno, in cui ho rischiato di morire. Con il passare dei giri ho aumentato il mio ritmo, alla ricerca di una concentrazione che rompesse quell’incantesimo e mi riportasse alla realtà, ma con la piena consapevolezza di quanto accaduto! Il giorno dell’incidente ero da solo in pista e da solo sono stato in pista in questo mio ritorno sul motard ! Alla fine dei due giorni ho completato circa 100 giri, alternandomi alla guida di diverse moto e riportando in pista le mie due aprilia SXV 450 bicilindriche. Ragazzi lasciatemi dire che il suono di quel bicilindrico è una musica celestiale. Non c’è niente di simile, niente! È stato un bel flashback. Volevo tornare sul luogo dell’incidente, per provare ad esorcizzare quel terribile momento e per tornare a divertirmi, facendo ciò che amo in modo profondo, da sempre! Una curiosità ragazzi: ho lasciato la tuta dell’incidente, ormai distrutta, appesa accanto a me, per ricordare a me stesso che la vita è un bene prezioso. Si ritorna in moto, con consapevolezza e con tanta, tanta passione, che è sempre il motore di tutto».

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