Molto più di un gladiatore: tanti auguri Russell Crowe!

Dicono sia neozelandese, ma in realtà dentro di sé è italiano. Anzi, altro che italiano, ascolano. Un rapporto con il nostro Paese indissolubile, il suo, forse anche grazie a una frase che inevitabilmente si porterà avanti probabilmente per sempre. «At my signal, unleash hell». Ovvero: «Al mio segnale, scatenate l’inferno». Merito anche del doppiaggio magistrale di Luca Ward. Più che l’inferno ha scatenato il paradiso, però, con quella frase e con quel film. Perché “Il Gladiatore” di Ridley Scott guadagnò 457 milioni di dollari in tutto il mondo, con una caterva di premi, tra cui 5 premi Oscar, di cui uno per il miglior film e uno come miglior attore protagonista. A lui, ovviamente.

Che non è solo Massimo Decimo Meridio, anche se quel ruolo rimarrà un’impronta indelebile nella storia del cinema – e buona fortuna a Paul Mescal che dovrebbe sostituirlo nel sequel. Da “Blood Oath” del 1990, film da cui partì la sua carriera, a “Cinderella Man” e “American Gangster”, fino a “The Insider” e “A Beautiful Mind”, che gli valsero altre due candidature agli Oscar. Prestazioni maiuscole, in una carriera che lo ha visto anche regista e produttore.

Ora continua ovviamente a recitare in diversi film, ma si è dedicato anche ad altre passioni. Tra cui quella per l’Italia, ma più precisamente per Roma, di cui è diventato Ambasciatore nel mondo e per cui ha contribuito nella, purtroppo vana, candidatura per Expo 2030. È lì che lo abbiamo visto più volte, negli ultimi anni, persino sfrecciando a bordo di un monopattino a Villa Borghese. Ma c’è anche un’altra cosa che non lo abbandonerà mai: scrivere canzoni. «Non ci pago magari le bollette, ma l’importante è non abbandonare le proprie passioni», disse in un’intervista. Sante parole, Russell. Quella voglia di divertirsi che ha mostrato a Sanremo 2024, dove lo abbiamo visto esibirsi con la sua band The Gentleman Barbers. E allora non ci resta che dire: buon sessantesimo compleanno, Russell!

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