Pelle umana e IA: così Outer Bio, la startup di Lady Gaga, vuole rivoluzionare la skincare

Per cinque anni ha lavorato in fase stealth lontano dai riflettori. Ora Outer Bio è finalmente uscita allo scoperto e se ne sta parlando moltissimo. A guidare la startup è Michael Polansky come CEO, insieme a Lady Gaga nel CDA, ma in realtà a catturare l’attenzione non sono soltanto i nomi celebri. La tecnologia che ha sviluppato per studiare la pelle si chiama Yuna ed è una piattaforma che riesce a mantenere in vita pelle umana a tutto spessore, al di fuori del corpo, per circa quattro settimane. Un tempo molto più lungo rispetto ai tradizionali modelli ex vivo e che permette di osservare processi come il rimodellamento del collagene, l’infiammazione e la senescenza cellulare, che richiedono settimane per svilupparsi.

L’idea di Outer Bio parte da un limite della ricerca: molti test skincare vengono effettuati su modelli semplificati, mentre la pelle reale è molto più complessa. Yuna utilizza infatti epidermide, derma, cellule diverse e funzioni immunitarie, con campioni provenienti da donatori di età, sesso e fototipi differenti. Ogni test può generare oltre 30.000 punti dati e finora la piattaforma ha raccolto più di 10 terabyte di dati proprietari, attraverso oltre 300 donatori e 10.000 trattamenti.

I dati vengono utilizzati per addestrare modelli di machine learning capaci di prevedere quali composti potrebbero funzionare prima di testarli sulla pelle. I risultati degli esperimenti tornano poi nel sistema, rendendo le previsioni successive sempre più precise. L’obiettivo non è soltanto trovare il prossimo ingrediente skincare, ma capire come cambia la pelle nel tempo e quali meccanismi biologici possono essere modificati. La libreria virtuale di Outer Bio comprende già 5,9 milioni di composti.

Su cosa lavora Outer Bio

La ricerca si concentra soprattutto su alcune delle aree più importanti della skincare.

Invecchiamento e senescenza: Yuna permette di osservare per settimane i cambiamenti associati all’età, lavorando anche su tessuti provenienti da donatori più anziani. Questo consente di studiare la senescenza cellulare, cioè il processo attraverso cui alcune cellule smettono di funzionare normalmente, e individuare possibili strategie per contrastarlo.

Infiammazione: la piattaforma può mantenere risposte infiammatorie per periodi più lunghi rispetto ai modelli tradizionali. Questo permette di studiare fenomeni legati all’infiammazione cronica e verificare quali composti possano ridurla o modificarla.

Collagene e matrice cutanea: un altro focus è il rimodellamento della matrice extracellulare, quindi tutto ciò che riguarda produzione e organizzazione del collagene e i cambiamenti strutturali della pelle. È un aspetto particolarmente rilevante quando si parla di perdita di elasticità e segni dell’età.

Danni ambientali e fotoinvecchiamento: essendo un sistema aperto, Yuna può esporre la pelle a fattori di stress esterni, come i raggi UV, e seguirne la risposta nel tempo. L’obiettivo è capire meglio come si sviluppano i danni e quali sostanze possono aiutare a prevenirli o limitarli.

Nuovi meccanismi biologici: e forse la parte più ambiziosa. Attraverso i dati raccolti dalla pelle umana, Outer Bio cerca di individuare target biologici ancora poco esplorati e i composti più promettenti per agire su di essi. In altre parole, non solo capire quale ingrediente funziona, ma scoprire perché funziona e cosa potrebbe funzionare ancora meglio.

[📸 outerbio.com]

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