Perché Ariete e altri artisti non dovrebbero parlare di politica?

Non sono solo canzonette. Il discorso di Ariete contro Giorgia Meloni, sul palco del suo concerto a Gallipoli, ha fatto discutere. Anche e soprattutto voi, che sotto il nostro post pubblicato ieri avete espresso il vostro pensiero a proposito delle sue parole. «Non facciamoci mettere i piedi in testa da una persona che ci dice che offerte di lavoro dobbiamo accettare, come dobbiamo crescere i nostri figli, chi amare, quando farlo e come farlo», diceva Ariete. Da queste parole, gli animi si sono divisi.  

«Ormai parlano cani e porci…», «Ora vi mettete pure voi… Ma cantate è basta!». Ora, al netto delle simpatie o antipatie politiche che a noi non interessano, c’è un punto che emerge dalle centinaia di commenti che avete condiviso: a quanto pare i cantanti non possono esprimere un’opinione, a meno che non si parli di note o pentagrammi. C’è chi dice, anche: «Vai a lavorare!». A parte il riconoscimento burocratico del mestiere cantautorale, che per alcuni non è ancora un lavoro ma un hobby, stona nel 2022 leggere ancora di gente che pretende il silenzio dei cantanti o dei personaggi pubblici. 

Perché esprimere un’opinione sulla politica non vuol dire fare un comizio, ma condividere un’idea, anche se proveniente da un’artista molto seguito. È la democrazia, è la libertà di poter dire la propria. E soprattutto perché tutti gli uomini di spettacolo sono anche cittadini, elettori. Tutto è politica, ogni cosa che facciamo. Anche un commento, anche una canzone. Battiato e la sua “Bandiera Bianca” non era politica? Lucio Dalla con “Henna”? De Gregori e “Viva l’Italia” invece? 

Il sale della democrazia è questo. Esprimere opinioni, non calunnie. Anche con le canzoni, così insulse per alcuni, ma che in realtà possono cambiare la storia. Ora più che in musica, si parla sul palco. Come Ariete qualche sera fa, che ci ha ricordato che no, non sono solo canzonette. E che discorsi del genere dovrebbero servire a dibattere pacificamente sull’idea di Paese che desideriamo, alle porte della campagna elettorale più strana di sempre.

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