Pinguini Tattici Nucleari trasformano il Forum d’Assago in una grande e infinita festa che unisce generazioni 

Dicono stiano studiando le sembianze del fan tipo dei Pinguini Tattici Nucleari. Ma la ricerca starebbe fallendo. Perché l’immediatezza della  musica della band bergamasca, i riferimenti e le citazioni – di cui Riccardo Zanotti è campione del mondo -, toccano il cuore, la mente e la gola di ognuno di noi. Quarantenne o quindicenne. O la mamma o papà con i figli. O il 20enne che si è appena lasciato con la ragazza. O quello che si è appena fidanzato. Non ci vuole molto a vedere tutte queste persone con addosso la maglietta “tu mi hai insegnato la differenza tra le ciliegie e le amarene” – che guai a chi lo svela – e la fascetta con su scritto “Pinguini Tattici Nucleari”. E al Forum d’Assago è successo più o meno questo, non durante la data milanese del “NON PERDIAMOCI MICA DI VISTA \ FAKE NEWS INDOOR TOUR – PALASPORT 2024” dell’8 aprile 2024, ma durante uno dei riti collettivi che radunano in ogni concerto migliaia di persone.

Partono nel 2010, si fanno strada nell’indie diventando punti di riferimento, pubblicano singoli e dischi, date in tutta Italia in cui iniziano a diffondere il verbo “pinguiniano” – e anche tattico e pure nucleare. E allora tentano di uscire “dall’hype”, ma non fanno altro che aumentarlo, poi nel febbraio 2020 scatenano un uragano che li trasforma in Pinguini Tattici Nazionalpopolari. In un mondo di Paul, noi siamo Ringo Starr, gridano a gran voce, quelli che non sono i Beatles, ma Riccardo, Elio, Nicola, Simone, Matteo e Lorenzo. E alla grigia Liverpool, preferiscono l’altrettanto grigia e industriale Bergamo – o lì vicino. La diga, però, nel mondo della musica i PTN l’avevano già sfondata, tanto da straripare, anche e nonostante una pandemia in atto. 

Quanto avrebbe da perdere un gruppo di ragazzi venuti su dal niente, dopo un tormentone del genere? Tanto. Ma la tesi di laurea della band, dopo il successo dilagante di “Ringo Starr”, è “Ahia!”. Qualche detrattore avrebbe detto: vabbè, hanno fatto il pezzone, ora spariranno. Ma manco per niente. Ne mettono in fila un altro, e poi ancora un altro, e poi ancora un altro. E nel frattempo lo intramezzano con gli stadi, l’Arena Campovolo, i palasport e poi di nuovo gli stadi. Un po’ come se fosse la normalità, come il mantra dei gym bro, quelli veri, non quelli che si iscrivono a gennaio e poi ci vanno solo una volta per vedere com’è l’ambiente: eat, conquer, sleep, repeat. 

Più che tattici sono cannibali, ma anche nostalgici, dolci, scanzonati. Ma soprattutto amici. Perché forse la forza di questi ragazzi, che ha conquistato così tanta gente, non è solo nella musica, che li rende continuamente aria freschissima nell’impianto di climatizzazione della musica italiana, ma soprattutto nella voglia di stare insieme. La stessa che abbiamo visto lunedì sera, che fossero innalzati sulle pedane, a farsi vedere da tutti gli altri compagni di viaggio nel pubblico, o seduti attorno a una tavola. Sorseggiando vino e cantando hit che sono quasi tutte diventate dei classici, da “Scrivile Scemo” a “Giovani Wannabe”, fino a “Verdura”, “La Storia Infinita” e la lista è ancora lunghissima. Quella coesione che era una risposta a chi li voleva separati, e a cui hanno risposto con “Fake News”. 

Una voglia di stare insieme condivisa da uno dei pubblici più fedeli, che dalla prima all’ultima canzone le cantava tutte a squarciagola, incuranti di una scaletta che cambia serata dopo serata. Liberandosi per una notte delle ansie, le paranoie, i dispiaceri, e aprendo la porta alla gioia. E forse il riassunto di tutto lo hanno fatto sempre loro in una delle loro canzoni. Com’è che faceva? “Sembrava la storia infinita e forse era solo la felicità”. Esatto. È quella dei Pinguini Tattici Nucleari che riescono a trasformare i concerti in feste generazionali.

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