Premio Strega 2024: vince la scrittura ma anche la moda, e gli abiti firmati dei finalisti creano polemica

Indice degli umori dell’ambiente culturale e dei gusti letterari degli italiani, il Premio Strega di quest’anno si è ritrovato al centro dell’attenzione – e delle polemiche – dopo gli annunci riguardo i look firmati dai grandi brand indossati dalla sestina dei finalisti. A partire da Donatella di Pietrantonio, che ha vinto l’illustre premio con 189 voti per il suo romanzo “L’età fragile” (Einaudi) indossando un abito firmato Etro. E poi ancora, al Museo Etrusco di Villa Giulia di Roma, i finalisti hanno sfoggiato capi che sanciscono ancora una volta la capacità e la volontà cangiante della moda di inserirsi in ambienti sempre diversi, a seconda di dove vira la contemporaneità. Chiara Valerio si è presentata in Dior, Raffaella Romagnolo in Missoni, Dario Voltolini e Paolo Di Paolo in Lardini e Tommaso Giartosio in Gucci.       

Subito è nata la polemica. Secondo molti la cura nei confronti degli abiti distoglierebbe l’attenzione da ciò che davvero conta, i libri. Ma se gli attori e i cantanti si presentano alle cerimonie di premiazioni con abiti firmati da red carpet, perché per gli scrittori viene considerato “sminuente”? Perché non possono festeggiare un giorno importante per la loro carriera indossando quelli che, alla fine dei conti, sono soltanto dei bei vestiti? È quello che fanno tutte le persone che vanno a una festa. La bellezza è un concetto vario e in quanto tale anche le sue forme sono varie, dai libri ai vestiti, tutte rappresentazioni che non è detto non possano contaminarsi tra loro creando qualcosa di ancora più magico. È la stessa Miuccia Prada, che nel settore è considerata l’”intellettuale della moda”, che proprio quest’anno per Miu Miu ha inaugurato un fortunato book club, mentre erano autori come Virginia Woolf o Tom Wolfe, solo per citarne alcuni, a presentarsi elegantissimi in ogni occasione. Ma sono gli scrittori sfruttano la visibilità dei brand o questi ultimi che sfruttano la credibilità degli autori? Senza addentrarci nella complessa etica della bellezza, che forse risponderebbe con un win-win da parte di entrambi, sono stati gli stessi finalisti, come riportato da “Ansa”, a esprimere la propria opinione a riguardo.

Donatella Di Pietrantonio, infatti, ha riflettuto: «La polemica è assolutamente necessaria. Se non ci fossero stati gli stilisti sarebbe stata sulla sciatteria. Oggi è sulla bellezza, ben venga». Paolo Di Paolo ha aggiunto: «Non si capisce perché l’unica categoria che non deve indossare abiti firmati sia quella degli scrittori. Qual è il dolo, l’errore, l’inciampo se case di moda ritengono di poter dare degli abiti al maggior premio letterario italiano? Succede ai David, agli Oscar e nessuno muove un sopracciglio. Perché solo gli scrittori dovrebbero vestirsi da soli?». Chiara Valerio, invece, si chiede: «Dal punto di vista formale le polemiche sono iniziate il giorno della dozzina quando per uno scherzo che avevamo organizzato in chat abbiamo deciso di comprarci tutti un oggetto e Voltolini ha scelto di comprare da Tiger 12 paia di occhiali perché erano tutti uguali. Subito c’è stata l’idea che fosse stato lo sponsor e il brand a pensare agli occhiali. Quando gli stilisti si sono offerti di offrire un vestito per la serata Strega si è stabilita un’altra polemica. Quindi cosa bisogna fare? C’è una bellissima pubblicità dove Jean Cocteau vende televisori per Ribet Desjardins. Che male c’è se gli scrittori usano vestiti firmati?». Tommaso Giartosio aggiunge: «Sarebbe molto belle se nelle sfilate e competizioni di moda venissero donati dei libri».

[📸 Courtesy of Etro]

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