Regina Elisabetta: l’uomo che si è lanciato sulla sua bara voleva verificare di persona che fosse morta  

Il suo nome è Muhammad Khan, 28 anni, ed è l’uomo che è stato arrestato venerdì sera a Westminster, dopo aver afferrato la bandiera del Royal Standard presente sulla bara della Regina. Il retroscena riportato dal Daily Mail chiarisce il motivo per cui l’uomo si sarebbe lanciato sul feretro: «Non credeva che fosse morta» e per questo voleva controllare di persona.
 
Khan è stato incriminato per il reato di «disturbo della quiete pubblica», dopo essere uscito dalla fila delle persone che rendevano omaggio alla regina Elisabetta negli scorsi giorni e aver salito i gradini del catafalco per afferrare il vessillo reale avvolgeva la bara. Ascoltato dalla corte dei magistrati di Westminster ieri, ha detto che aveva «pianificato di sconfinare nelle residenze reali», incluso Buckingham Palace, per scoprire la verità. La corte ha detto che l’uomo crede che Re Carlo III abbia addirittura qualcosa a che fare con la morte di Elisabetta.  
 
Il pubblico ministero Luke Staton ha affermato che l’imputato «ha espresso l’idea che la regina non è morta e che si è avvicinato alla bara perché voleva controllare da solo». Khan voleva partecipare al funerale di stato e aveva «intenzione di scrivere alla famiglia reale e, se non avessero risposto, di andare al Castello di Windsor, a Buckingham Palace e a Balmoral per cercare di parlare con la Regina». L’uomo «è ancora deluso, perché pensa che sia ancora viva». Purtroppo per il momento il piano è stato bloccato quindi dall’arresto. Il giudice però gli ha concesso la libertà su cauzione, a patto che rimanga in un ospedale per la salute mentale di East London, almeno fino alla prossima apparizione davanti alla corte, fissata per il 18 ottobre.

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