Rétro-futurismo: la moda del passato viveva nel futuro!

Nel mondo dell’arte, il tempo è solo un concetto: passato e futuro si fondono insieme, creando tendenze che durano per sempre. C’è una parola tedesca che descrive una sensazione impalpabile ma spesso ricorrente nel panorama artistico: “Sehnsucht”, la nostalgia di qualcosa che non si è mai vissuto. La moda rincorre da sempre questo sentimento, cercando di volta in volta di rivestirlo di concetti inediti, per dare voce ai sogni di ogni epoca. Si chiama rétro-futurismo e unisce vibrazioni nostalgiche a elementi spaziali e tecnologici, creando una sorta di paradosso dall’estetica fantasiosa e surreale. Tra silhouette spaziali, nuance cangianti, reinterpretazioni spettacolari e ossessione per i capi d’archivio, questa nuova tendenza sembra suggerirci che nel passato sia custodito il segreto per dar forma al futuro. Da Pierre Cardin e André Courrèges che portarono la moda sulla Luna, fino agli outfit nel nome di “Future Nostalgia” di Dua Lipa, le collezioni di Marine Serre, Dior ed il concetto di Metaverso: ecco com’è cambiata l’idea del “domani” nell’universo fashion, un immaginario che oggi la moda riesce a portare in scena solo rimanendo fedele a ciò che c’era ieri.

Passato e futuro convivono all’interno di collezioni fashion a dir poco…Spaziali! Pierre Cardin e André Courrèges, negli anni ’60, sono stati i primi stilisti a proiettarci nell’immaginario del rétro-futurismo: tra geometrie paradossali, estetica space age e modelle che assomigliano a personaggi di un’altra galassia, la moda ha cominciato per la prima volta a giocare con l’idea di futurismo.

Stilista visionario, creativo senza frontiere, maestro di moda: Thierry Mugler ha creato collezioni dedicate a donne/supereroine dallo stile rètro e silhouette statuarie. Futuristico e anacronistico, le sue collezioni degli anni ’70 e ’80 hanno giocato con materiali metallici, lucenti e robotici, arricchendo l’immaginario della moda con un’aura di avanguardia e tecnologia.

Lo stile e le influenze musicali di Dua Lipa esprimono al meglio questo ideale, suggerendoci una tendenza pop che disegna il futuro come lo immaginavamo nel passato: tute aderenti, colori brillanti e dettagli argentati, proprio come le proposte della sua seconda collaborazione con Puma, approdata online a luglio. E come il suo album, che non a caso, si chiama “Future Nostalgia”.

Galliano per Dior, nell’autunno-inverno 2007, giocava con gli astronauti in passerella; dieci anni dopo, Karl Lagerfeld proponeva la sua personalissima versione del rocket man di Elthon John, nell’autunno inverno 2018 di Chanel; nella pre-fall 2021, Kim Jones per Dior fonde psichedelia e space-age, su modelli dall’aura genderless acconciati come marziani; le tute lunari di Marine Serre, invece, rivestono un concetto inedito di eco-futurismo.

Distopico, hi-tech, digitale: dagli NFT di Bella Hadid, che “pixelizza” il suo corpo proiettandosi nel Metaverso, agli outfit cyber-punk e fatati di Grimes, l’idea dello space age, nella scorsa decade, ci ha lentamente abbandonati per sostituirsi ad una realtà sempre più virtuale. E mentre il rétro-futurismo rimane cristallizzato in passerella, il mondo si apre velocemente ad un concetto di futuro digitalizzato.

A cura di Silvia Zardini

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