Rosalía racconta la genesi del nuovo album “Lux”: “Volevo che la luce entrasse”

Un’opera mastodontica, potente e raffinata. “Lux” di Rosalía è sicuramente uno degli album più attesi dell’anno. Ma se per l’ascolto bisognerà aspettare poche ore, la cantante catalana ha già svelato un po’ di piccoli dettagli per quanto riguarda la realizzazione dell’opera. Questa volta lo ha fatto al The Zane Lowe Show di Apple Music, in un’intervista senza filtri con il noto host, spaziando nel tanto materiale a disposizione che questo disco dà agli ascoltatori. Come la collaborazione con la London Symphony Orchestra e con artiste leggendarie come Björk, ma anche del suo rapporto con le figure femminili che hanno ispirato le canzoni, intrecciandole con le proprie radici culturali. Oltre a lasciare delle sue riflessioni sulle sue performance in 13 lingue diverse e su come questo processo le abbia permesso di raggiungere un livello completamente nuovo di creatività.

A partire dall’ispirazione che ha rappresentato anche Leonard Cohen per lei: «Ripetevo spesso una frase che diceva mentre facevo l’album: “Dimentica la perfezione. C’è una crepa in ogni cosa. È così che entra la luce”. E credo che volessi proprio questo: che la luce entrasse. E volevo che si chiamasse Lux per rappresentare come creare più spazio perché la luce possa entrare», dice a Lowe, Rosalía.

Ma una grossa mano per quanto riguarda la realizzazione di Lux pare sia arrivata anche da qualcuno che la cantante conosce benissimo: sua sorella. «C’è qualcosa che mia sorella mi ha detto e che mi è rimasto impresso, quando le ho fatto ascoltare MOTOMAMI. Eravamo in macchina, le ho fatto ascoltare un brano. Ha notato una specie di tic musicale e mi ha detto: “Perché devi sempre distruggere la canzone?”. Mia sorella è così: molto diretta, ma anche la mia migliore amica, e la amo tantissimo. Quando me l’ha detto, ci sono rimasta malissimo. Le ho risposto: “Ma che stai dicendo?” e ho iniziato a discutere con lei. “No, non capisci, ha senso! Questa interruzione qui…”. Ma alla fine quella frase mi è rimasta in mente. Mi sono chiesta: “Aspetta, perché faccio musica? Faccio musica perché la gente provi qualcosa, giusto? E forse sentiranno di più se vado fino in fondo. Forse non mi sto permettendo di andare fino in fondo. Forse scrivo canzoni, ma non completo davvero il pensiero”. Così mi sono promessa che avrei fatto un album in cui avrei provato a finire ogni pensiero, ogni canzone, fino alla fine. Credo che grazie a questo album io sia cresciuta come autrice, arrangiatrice e produttrice proprio per questo: perché ho deciso di andare fino in fondo, e non di spezzare le canzoni qua e là. No, questo è il pensiero, e voglio vedere fin dove posso portarlo».

Con la London Symphony Orchestra il lavoro è stato grandioso. Ma sebbene possa sembrare esserci voluto molto più tempo per realizzare le tracce di Lux, in realtà l’artista spiega che l’impegno con i membri dell’orchestra è stato di 3 o 4 giorni circa. «Era già tutto scritto, tutto arrangiato, tutto preparato con grande precisione, così da arrivare lì con gli spartiti e dire: “Ecco, questo è esattamente ciò che deve succedere. È così che lo vogliamo. Proviamo solo qualche variazione d’intenzione, magari un po’ di più o un po’ di meno, oppure testiamo questa o quella soluzione”. Dovevamo essere molto precisi, molto concentrati, tipo: “Ok, no, in realtà qui dovrebbe esserci solo il timpano che fa questo o quello”. Ma era tutto scritto. Ricordo che il tema di Porcelana era ispirato a un basso in stile amapiano, ma con un timpano. Avevamo già tutto ben definito, e si trattava solo di arrivare in studio e dire: “Questa è la linea. Questa è la linea melodica che ci serve”. Boom, l’abbiamo registrata».

Boom, per davvero. Perché già a partire dal primo singolo uscito, Berghain, la reazione è stata subito entusiastica. «Credo che sia un brano rappresentativo dell’intenzione orchestrale che attraversa tutto l’album. E poi, adoro quando un artista fa questo effetto su di me. Mi piace quando un artista mi “schiaffeggia”, quando mi sorprende con qualcosa che musicalmente non mi aspettavo, che non avevo previsto», dice Rosalía. Sebbene nel famoso locale berlinese l’artista non ci sia mai stata, in qualche modo l’idea è rimasta, trovando casa in questo singolo. «Sento che l’album inizia in modo delicato, volevo proprio che iniziasse così, con dolcezza. Penso che chi ascolterà il progetto sentirà questa sensazione di morbidezza, che è molto presente in tutto il disco. Ma poi, pubblicare Berghain come primo brano è anche un modo per dire: “Non rifaremo MOTOMAMI”. Trovo interessante quanto in quella traccia sia spinta la componente orchestrale. Contiene davvero tutto: la piena orchestra, il coro, tutto. È forse il modo di dire: “MOTOMAMI era minimalismo, pochi elementi. Questo è massimalismo. Brutalista”. Non “grande”, ma brutalista. Penso che Berghain rappresenti tutto questo: contiene ogni elemento, tutto insieme».

Se non l’aveste capito, nel nuovo disco Lux saranno ben 13 le lingue utilizzate. Dal mandarino al giapponese, dal tedesco all’inglese, allo spagnolo ovviamente e anche all’italiano – e al siciliano. E proprio a proposito di Mio Cristo, cantato in italiano, l’artista spiega il processo di creazione del pezzo, che le ha “portato via un anno intero di lavoro”. «Credo che l’intero progetto abbia quell’equilibrio. Ho trovato molto bello e ispirante scoprire la storia di Santa Chiara d’Assisi e San Francesco d’Assisi: a quanto pare avevano un legame fortissimo, un’amicizia profonda. E mi sono detta: “Ok, voglio provare a scrivere di un’amicizia così. Come sarebbe?”», spiega.

Zane Lowe le chiede poi se abbia delle amicizie simili a cui può riferirsi: «Sì, l’album contiene sempre una verità legata a ciò che ho vissuto. Altrimenti non potrei scriverlo. In più è in italiano. All’inizio scrivevo in spagnolo, poi mandavo il testo a un traduttore e usavo anche Google Translate, andando avanti e indietro per un anno intero. Ci sono voluti moltissimi tentativi davanti al pianoforte per comporre l’aria. Ricordo che dicevo a Noah: “Voglio davvero scrivere un’aria, ma ho bisogno di tempo per studiare la struttura, per capire come si scrive”. Così ho passato un anno a Miami, a lavorarci in una casa lì. Alla fine, improvvisando, ho trovato il tema al pianoforte, poche note con la mano sinistra per capire gli accordi. Poi ho portato il brano a Los Angeles, ho continuato a lavorarci e un giorno, in studio, ho pensato: “Finalmente, ho la mia aria”. Non so nemmeno se sia davvero un’aria, ma ne è ispirata».

Un’ispirazione fortissima che è pronta a sconvolgere definitivamente i fan di tutto il mondo, in trepida attesa per un album che già ha raccolto i favori della critica. E che per certo rappresenterà una pagina fondamentale della carriera di Rosalía.

[📸 Courtesy of Apple Music]

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