Saint Laurent SS26: i colori di una lunga estate calda, dal 1975 a oggi

Se dicessimo a gran voce che Anthony Vaccarello ha realizzato una collezione decisamente sorprendente per questa Spring/Summer 2026, mentiremmo.
Tutto sommato, il direttore creativo di Saint Laurent sembra essersi legato, non senza efficacia, a una narrazione coerente e continuativa — anche per la linea maschile della maison parigina — dove il tailoring resta l’elemento supremo, rivisitato di volta in volta attraverso colori, silhouette e interpretazioni differenti, ma ormai riconoscibili a colpo d’occhio. Un tratto talmente distintivo che per qualcuno potrebbe sembrare una benedizione, per altri semplicemente noioso.

Ciò che tuttavia resta interessante di questa narrazione non è solo la coerenza stilistica, stagione dopo stagione, ma anche la capacità di dar voce agli aspetti più personali di Monsieur Yves Saint Laurent stesso: guardare una sfilata di Saint Laurent equivale a vedere lo stesso Yves, giovane, biondo e tormentato, avanzare sulla passerella insieme ai modelli.

Vaccarello ha interiorizzato a tal punto il DNA del designer — non solo per il suo genio creativo, ma anche per la sua immagine — da eleggere Yves a musa incontrastata e duratura di tutte le sue collezioni. Anche in quest’ultima, presentata oggi, 24 giugno 2025, a Parigi.

La location è la maestosa Bourse de Commerce de Paris, al cui centro, l’opera acquatica e musicale di Céleste Boursier-Mougenot, intitolata clinamen, gioca con i suoni generati dal lento movimento di ciotole in porcellana bianca che galleggiano su una distesa d’acqua, dando vita a una vera e propria sinfonia, che esprime un’immobilità fluttuante che, al tempo stesso, rassicura e inquieta per la sua calma apparente.

La collezione è un tripudio sartoriale arricchito da dettagli ingegnosi: i completi classici acquistano nuovo dinamismo grazie a piccoli escamotage come le cravatte semi-nascoste tra i bottoni della camicia, cinture in tessuto annodate sopra come un errore voluto, o il punto vita arricciato dei pantaloni, che lascia intravedere un double effect dall’allure underwear.

Ma è la camicia la vera protagonista della collezione, ora abbinata a shorts, ora a pantaloni classici con pinces. Come già accaduto per la collezione donna del marzo 2025, Vaccarello punta tutto sulla palette colori: toni sorbetto o caldissimi, riproponendo anche le silhouette anni ’80, con spalle fortemente enfatizzate. Non mancano i tocchi sensoriali conferiti dalle camicie/giacche dalle texture tech che lasciano intravedere il sotto, così come le montature extra con lenti sfumate, come i colori di una giornata estiva lunga come un infinito imprecisato.

In questa sinfonia color block si inserisce perfettamente l’ispirazione della collezione: l’arte di Larry Stanton. Pittore, ritrattista e anche regista sperimentale, Stanton fu un creativo multidisciplinare attivo nella New York degli anni ’70. Supportato da David Hockney, che gli fece da mentore, trascorreva le sue notti nel demi-monde newyorkese, bevendo e lasciandosi trasportare dalla carnalità appassionata degli uomini che poi ritraeva nei suoi quadri.

Scomparso prematuramente a causa dell’AIDS nel 1984, l’opera di Stanton — fedelmente custodita dal compagno e amico di una vita, Arthur Lambert, e concessa da Fabio Cherstich — appare oggi quasi complementare a quella di Yves Saint Laurent.

Come si vede nel film in Super 8 Fire Island, August 1975, utilizzato dalla maison come trailer dello show, scorrono immagini di bellissimi figli di una giovinezza anni ’70: un’epoca in cui libertà e promiscuità erano vissute con un senso di ingenua innocenza. Sulla spiaggia di Fire Island, al largo di New York, ci si abbandonava, ancora una volta, al libero godimento.

Godimenti estetici e concettuali vissuti anche da Yves, che amava perdersi negli eccessi notturni — ora a Parigi, ora a Marrakesh — alla ricerca di qualcosa di inafferrabile, mai davvero ottenuto. Connessioni che, ieri come oggi, si intrecciano per raccontare una storia universale: quella di un tempo mai vissuto, ma per cui si prova una certa, malinconica nostalgia.

Quanto ci sentiamo nostalgici oggi? Tantissimo.

[📷 Getty Images]

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