Shein ammette condizioni lavorative illegali e investe 15 milioni di dollari per attuare migliorie

Dopo l’inchiesta guidata dalla reporter Ιman Amrani con il documentario di Channel 4, intitolato “Untold: Inside the Shein Machine” che ha fatto luce sulle preoccupanti condizioni nelle quali sono costretti a operare i dipendenti del colosso del fast fashion Shein, l’azienda ha deciso di intervenire concretamente.

In seguito alle accuse scottanti del documentario sopracitato, il marchio ha deciso di condurre un’indagine interna scoprendo così che i dipendenti di due delle sue fabbriche cinesi sottostarebbero a orari di lavoro inaccettabili: in una fabbrica fino a 13 ore e mezza al giorno con due o tre giorni liberi al mese, nell’altra fino a 12 ore e mezza al giorno, senza organizzazione fissa per i giorni liberi.

Secondo quanto riportato dal “The Guardian”, ora l’azienda avrebbe promesso di investire 15 milioni di dollari per migliorare le condizioni lavorative nei due stabilimenti interessati, anche se gli orari “sono significativamente inferiori a quelli dichiarati nel documentario, sono comunque superiori a quanto consentito dalle normative locali”.

Adam Whinston, Global Head of ESG di Shein, ha dichiarato: «Attraverso il programma di approvvigionamento responsabile (SRS) di Shein abbiamo lavorato diligentemente con i nostri partner per migliorare il benessere e le condizioni di lavoro. Ora stiamo cercando di raddoppiare il nostro investimento nel programma SRS per migliorare ulteriormente la gestione dei fornitori» e ha aggiunto che l’azienda avrebbe lanciato un sistema per consentire ai lavoratori delle sue fabbriche di inviare in modo anonimo reclami, feedback e suggerimenti via e-mail, telefono o WeChat, “per supportare i nostri sforzi nel monitorare e gestire la conformità al nostro codice di condotta e per sostenere il diritti del lavoro dei lavoratori”.

Crediti Foto: © Panos Pictures/Public Eye

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