Tecnologia e moda: oggi come 40.000 anni fa, gli aghi crunati sono la più grande scoperta tecnologica mai esistita

Se pensiamo agli uffici stile, specie nei periodi che anticipano le Couture Week, la prima cosa che ci viene in mente è la miriade di mani esperte che si adoperano con minuziosa dovizia di particolari e tecnicismo, nelle decorazioni anche più articolate che caratterizzano gli abiti dell’alta moda. Imprescindibili alleati di tali processi? Ago e filo ovviamente. Circa 40.000 anni fa si verificarono scene simili, per ragioni più o meno identiche.

Come riportato da BOF, un team internazionale di ricercatori ha sostenuto che l’avvento degli aghi crunati era collegato a un cambiamento fondamentale nell’abbigliamento e nella storia umana. Prima di quel momento, l’umanità sembrava aver realizzato i primi indumenti su misura utilizzando semplicemente pelli di animali, ma pian piano, per permettere una maggiore vestibilità e aderenza al corpo, hanno cominciato ad attuare un processo più complesso; raschiando le pelli, praticando dei buchi con punteruoli d’osso e legando insieme i pezzi con fibre o tendini per tenersi al caldo nei climi freddi. Gli aghi crunati consentivano agli uomini paleolitici di praticare buchi e infilare fibre contemporaneamente, il che era più efficiente e consentiva anche cuciture più raffinate.

Grazie a questa capacità, avrebbero potuto iniziare a produrre biancheria intima per proteggersi dal freddo e, cosa importante, decorare gli abiti aggiungendo bordi di pelliccia, perline e altri ornamenti, rendendo l’abbigliamento un mezzo per esprimere tutto, dall’identità di gruppo allo status sociale. «Gli aghi crunati segnano la transizione nella funzione dell’abbigliamento da una necessità fisica legata a condizioni ambientali e climatiche a una funzione sociale necessaria in ogni momento», ha affermato il dott. Ian Gilligan, ricercatore presso l’Università di Sydney e autore principale dello studio.

Per questo motivo, gli aghi crunati rappresentano un “progresso tecnologico” che ha «segnato un punto di svolta nella preistoria umana», hanno scritto Gilligan e gli altri ricercatori. L’implicazione è che moda e tecnologia siano state intrecciate fin dall’inizio, con una relazione spesso simbiotica: la moda per molti versi non esisterebbe senza la tecnologia, e la tecnologia non sarebbe come è oggi senza la moda.

La necessità di metodi più rapidi per trasformare il cotone grezzo in filati e tessuti, ad esempio, ha alimentato gran parte della Rivoluzione industriale. Un lavoro che in principio prevedeva che le donne filassero i filati a casa su piccole ruote di legno o con una conocchia e una ciotola si era evoluto nel 1860 in un’industria meccanizzata in cui i lavoratori salariati lavoravano duramente su fusi azionati da motori a vapore, come ha spiegato lo storico Sven Beckert nel suo libro “Empire of Cotton”.

«Fu con il cotone che nacquero per la prima volta i nuovi modi di produzione», ha scritto Beckert. La tecnologia moderna deve persino qualcosa al telaio Jacquard, brevettato dal tessitore francese Joseph-Marie Jacquard nel 1804. Per produrre i suoi tessuti con motivi intricati, Jacquard utilizzava schede perforate che fungevano da codice per controllare quali fili venivano sollevati nel tessuto. Il design ispirò Charles Babbage, un matematico inglese, che prese in prestito l’idea come base per il suo “Analytical Engine”, essenzialmente un computer alimentato a vapore in grado di eseguire calcoli. Babbage non costruì mai la sua macchina, ma ne descrisse il funzionamento nei minimi dettagli. Fu con questa struttura in mente che Ada Lovelace, un’amica e socia, scrisse quello che spesso viene definito il primo programma per computer della storia.

Anche il nylon, usato ora negli spazzolini da denti, nelle cinture di sicurezza e molto altro, fu inizialmente applicato alla moda. Il materiale, creato dal ricercatore della DuPont Wallace Carothers negli anni ’30, fu la prima fibra completamente sintetica usata in articoli commerciali. Il primo prodotto ricavato da esso fu la calzetteria da donna, tant’è che il termine “nylon” divenne sinonimo di calze.

Sebbene ad oggi la moda non sia l’industria tecnologicamente più avanzata, non si può negare che sia tra i settori che più rapidamente stanno abbracciando le più importanti ricerche, dall’intelligenza artificiale generativa alla robotica, dalla realtà aumentata al blockchain. In tal senso potremmo non pensare immediatamente agli aghi crunati come a una forma di tecnologia, ma da una prospettiva archeologica, è considerata tecnologia qualsiasi artefatto che può essere utilizzato per svolgere una funzione o manipolare oggetti. «Non è diverso dal nostro usare un computer per comunicare», ha detto Gilligan.

I primitivi utilizzavano gli aghi per decorare il proprio corpo come una tela, mentre per quanto riguarda il concetto di “vestiario”, esso è mutato a lungo a seconda delle condizioni climatiche e ambientali. I vestiti sono apparsi durante i cicli glaciali per poi scomparire nuovamente con il riscaldamento. Ciò suggerisce che i preistorici si sbarazzavano degli indumenti non appena le condizioni meteorologiche lo permettevano. Poi, a un certo punto, anche con la fine dell’ultima Era Glaciale, qualcosa cambiò: i vestiti non scomparvero.

Secondo Gilligan ciò è accaduto perché l’abbigliamento aveva perso una connotazione semplicemente funzionale per acquisire un valore sociale, sostituendo l’ornamento sul corpo nudo, e soprattutto in relazione ad uno sviluppo del senso del pudore, per cui la nudità non poteva essere esibita sempre. Ed è qui che si interseca l’uso degli aghi crunati. Se ad oggi non camminiamo nudi per strada, un pò lo dobbiamo anche alla loro scoperta.

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