Unione europea, 15 Stati si schierano contro la legge anti LGBTQ+ dell’Ungheria, ma non l’Italia

Divieto di promuovere o mostrare riferimenti all’omosessualità e al cambiamento di genere nei media e nelle scuole ai minori di 18 anni. È questo il contenuto sintetizzato della legge approvata nel 2021 dall’Ungheria, guidata dal presidente Viktor Orbán. Un bavaglio discriminatorio e uno schiaffo ai diritti. Una vergogna. Non aveva usato mezzi termini allora la presidente Ursula Von der Leyen per descriverla. La conseguenza, di fronte alle richiese di modifica non accolte dal governo ungherese, è stata un’iniziativa forte da parte della Commissione europea, con in testa Francia e Germania a supportarla, con un ricorso contro quella legge, nel dicembre 2022.

Il motivo? Secondo la Commissione la legge ungherese viola le direttive sui servizi nel mercato interno riguardo i media audiovisivi, nonché la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue e, soprattutto, l’articolo 2 del Trattato europeo, che riguarda in particolare il rispetto dei diritti umani e la non discriminazione. Il termine entro il quale gli Stati europei potevano unirsi al ricorso scadeva ieri, 6 aprile, dopo numerose proroghe. E la partecipazione è stata numerosa, quasi storica, per quella che può essere considerata la più grande procedura sulla violazione dei diritti umani davanti alla Corte di giustizia europea. Ad aderire all’iniziativa europea sono stati 15 Paesi membri: Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Danimarca, Spagna, Irlanda, Malta, Austria, Finlandia, Svezia, Slovenia, Grecia, più ovviamente il Parlamento europeo. Tra questi, come avrete notato, c’è un escluso eccellente: ovvero l’Italia, che ha scelto di astenersi.

Un’astensione che fa rumore e che si aggiunge alla sospensione imposta al Comune di Milano della registrazione delle adozioni da parte di coppie omogenitoriali. Una posizione, peraltro, quella del governo guidato ora da Giorgia Meloni, in controtendenza rispetto a quanto il governo italiano, allora guidato da Mario Draghi, fece nel 2021, condannando la legge del governo di Budapest.

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