Victoria Beckham SS27: il successo silenzioso di un brand diventato adulto

Quando si parla del brand di Victoria Beckham, spesso si finisce per parlare dei suoi conti prima ancora che dei suoi vestiti. Ogni anno arrivano puntuali i titoli sui risultati della società, che da cinque esercizi consecutivi registra una crescita dei ricavi a doppia cifra e che ha chiuso il 2025 raggiungendo, per la prima volta, l’utile operativo: 7,3 milioni di sterline, contro la perdita di 1,6 milioni dell’anno precedente. Una crescita costruita con la perseveranza di chi ha continuato a credere nel proprio progetto, dimostrando stagione dopo stagione che quello di Victoria Beckham non è il capriccio imprenditoriale di una celebrity, ma la visione di una designer. E quella visione continua, collezione dopo collezione, a diventare sempre più nitida.

Per la SS27, infatti, Victoria Beckham riapre discorsi già iniziati nelle stagioni precedenti, continuando a lavorare sui capi e sulle silhouette che hanno costruito il vocabolario del brand. Tornano i mini trench, questa volta bombati – un capo che considerando le origini britanniche di Victoria, parla inevitabilmente anche di lei -, gli abiti da cocktail e soprattutto i completi sartoriali. Ma questa volta tutto viene attraversato da un riferimento preciso: gli anni ’20.

Un decennio di liberazione e contraddizioni, nel quale cambiava il ruolo delle donne nella società e insieme a questo cambiava anche il loro guardaroba. Gli orli si accorciavano, la vita scendeva verso i fianchi, i corpi venivano liberati dalle costruzioni rigide del passato e la sera diventava l’orario perfetto per sfoggiare abiti fluidi, frange, ricami e movimento. Erano gli anni delle flapper, dei jazz club e di una nuova idea di femminilità che poteva essere sofisticata senza necessariamente essere composta, sensuale senza dover enfatizzare le forme.

Un immaginario che si sposa particolarmente bene con quello costruito negli anni intorno alla stessa Victoria Beckham: una donna estremamente controllata nella propria immagine, sofisticata e pragmatica, ma capace di concedersi ironia e leggerezza senza perdere mai l’eleganza che la contraddistingue. E inevitabilmente sono anni che la moda ha già iniziato a riscoprire nelle ultime stagioni, a partire dalla Chanel di Matthieu Blazy, che ha riportato in primo piano alcuni codici dei Roaring Twenties attraverso vite bassissime, silhouette allungate, abiti fluidi e una femminilità liberata dalla necessità di seguire rigidamente le forme del corpo.

Perché, come abbiamo ormai capito da diverse collezioni, la donna di Victoria Beckham – che è anche un po’ un’estensione della designer stessa – è una businesswoman austera quando indossa i completi sartoriali, diventati ormai uno dei punti di forza del brand, ma può trasformarsi poco dopo in una socialite dalla leggerezza inaspettata attraverso abiti da cocktail svolazzanti e decorati, senza però concedersi mai troppi fronzoli inutili.

È una donna pratica, che cerca la bellezza nell’armonia e nella proporzione piuttosto che nell’eccesso. Può indossare un tailoring rigoroso durante il giorno e un abito leggerissimo la sera senza sembrare due persone diverse, perché a tenere insieme questi opposti è sempre la stessa idea di femminilità: adulta, consapevole e costruita intorno a ciò che una donna vuole indossare, non intorno a ciò che dovrebbe rappresentare.

E ora che finalmente anche i conti tornano, Victoria Beckham non è più interessata a dimostrare di poter essere una designer. Oggi sta semplicemente continuando a costruire, stagione dopo stagione, l’identità di un brand che ha ormai trovato il proprio linguaggio e la donna a cui vuole parlare.

[📸 IPA]

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